«Sicchè, si va da Groslow, noi colle nostre spade, voi con dei pugnali; e in quattro che siamo c’impossessiamo di quegli otto imbecilli e dello stupido loro comandante. Che ne dite, messer Porthos?

«Dico ch’è facile.

«Vestiamo il re da Groslow; Mousqueton, Grimaud e Blaisois ci tengon pronti dei cavalli con la sella addosso; alla svolta della prima strada ci saltiamo sopra, e innanzi giorno siamo distanti di qui venti leghe. Eh? è combinato bene, Athos?»

Athos posate le mani sulle spalle a d’Artagnan, l’osservava con la sua calma e il suo dolce sorriso consueto.

«Amico, disse, io dichiaro che non vi è sotto il cielo creatura che vi pareggi in nobiltà e coraggio: mentre vi supponevamo indifferente alle nostre pene, alle quali senza punto mancare potevate non associarvi, fra noi tutti voi solo rinvenite ciò che noi andiamo invano cercando. Dunque, te lo ripeto d’Artagnan, tu sei fra noi il migliore, ed io ti benedico ed amo, carissimo figlio.

«E a dire ch’io non l’avevo raccapezzato! fece Porthos percuotendosi la fronte; è tanto semplice!

«Ma, osservò Aramis, se ho inteso bene, ammazzeremo tutti, non è così?»

Athos impallidì, e rabbrividiva.

«Caspita! gridò d’Artagnan, e’ bisognerà che sia a questo modo! ho rintracciato per molto tempo se v’era maniera di scansare la faccenda, ma non l’ho trovata.

«Orsù, riprese Aramis, qui non si tratta di sofisticare con la nostra posizione; come si procede?