Ed entrò prima a tutti.

D’Artagnan si girò verso i camerati: Porthos se ne stava noncurante quasi si trattasse di una partita ordinaria; Athos pallido, ma risoluto; Aramis col fazzoletto si asciugava la fronte bagnata da un lieve sudore.

Le otto guardie erano al loro posto: quattro nella camera del re, due all’uscio di comunicazione, due a quello d’onde s’introducevano i quattro amici. Al mirare le spade nude Athos sorrise: dunque non sarebbe più un macello, ma bensì un combattimento.

E da quel punto sembrò ritornasse in tutto il suo buon umore.

Carlo, che ben si scorgeva dalla bussola aperta, stava sul letto bell’e vestito: senonchè si era buttato addosso una coperta di lana. A capo al suo letto era seduto Parry, che leggeva sotto voce, ma forte abbastanza per che lo udisse Carlo il qual l’ascoltava a occhi chiusi, un certo rosario in una Bibbia cattolica.

Una brutta candela di sego, posta sur una tavola nera, rischiarava la faccia rassegnata del monarca, e il viso assai meno tranquillo del fido suo servo.

Tratto tratto Parry s’interrompeva credendo che il sovrano dormisse daddovero: allora questi alzava le ciglia e sorridendo dicevagli:

«Mio buon Parry, continua pure, ti sento».

S’inoltrò Groslow fin sulla soglia della camera del re, si rimise in testa con ostentazione il cappello che avea tenuto in mano per accogliere gli ospiti, considerò un momento con disprezzo quel quadro semplice e commovente d’un vecchio domestico intento a leggere la Bibbia al suo re prigioniero, si assicurò che ogni uomo fosse per l’appunto nel luogo da lui assegnatogli, e voltosi a d’Artagnan lo guardò in atto di trionfo come mendicando da esso un elogio della sua tattica.

«A meraviglia! fece il Guascone, caspita! vo’ sarete un generale di qualche distinzione.