«Non vi capisco, nè so come io possa essere di ostacolo alla vostra salute.

«Vi dimenticate che foste prossimo a distruggere quella del mio povero padrone, e che per cagion vostra egli era in procinto di dannarsi l’anima restando moschettiere, mentre la sua vocazione lo traeva verso la chiesa?

«Caro Bazin, dal luogo dove m’incontrate dovete comprendere che in tutto io mi sono cambiato di molto. L’età porta seco il senno, e siccome non dubito che il vostro padrone sia sulla via che assicura la sua salute, vengo a domandarvi dov’è, acciò co’ suoi consigli mi ajuti a fare io pure la mia.

«Dite piuttosto per ricondurlo con voi verso la società. Fortunatamente ignoro dove sia, giacchè essendo noi in un luogo santo non oserei dir bugia.

«Come! esclamò d’Artagnan nel massimo disappunto, ignorate dov’è Aramis!

«Prima di tutto, soggiunse Bazin, Aramis era il suo nome di perdizione; in Aramis si trova Simara, ch’è nome di demone, ed egli per sua buona sorte lo ha lasciato per sempre.

«E per questo, replicò d’Artagnan deciso ad usar pazienza sino alla fine, io non cercava Aramis, ma bensì l’abate d’Herblay. Su, caro Bazin, ditemi dov’è.

«Non avete inteso che vi ho risposto che lo ignoravo?

«Sì, ma a questo io vi rispondo che non può essere.

«Eppure è vero, è pura verità».