«Lo so, disse Aramis.

«Or bene, la legna che si arreca sono i travi e l’intavolato con che vuol costruirsi il mio patibolo. Scaricandola, qualche operajo si sarà fatto male».

Aramis rabbrividì.

«Vedete dunque, continuò Carlo, che è inutile ostinarvi più a lungo; sono condannato, lasciatemi subire la mia sorte.

«Sire, replicò Aramis, riacquistate la quiete turbata per un istante; possono innalzare un patibolo, ma non troveranno un carnefice.

«Che intendete mai dire?

«Dico che a quest’ora il carnefice è portato altrove o comprato; domani sarà pronto il palco, ma mancherà il boja, e quindi l’esecuzione verrà differita a domani l’altro.

«Ebbene?

«Ebbene, domani, nella notte, noi vi conduciamo fuori di qui.

«Come mai? chiese il re a cui rischiarò la faccia un lampo di gioja.