«Oh signore! balbettò Parry, siate benedetti, e voi ed i vostri!
«Ma come? ripetè Carlo, occorre che io lo sappia, acciò vi secondi se bisogna.
«Sire, neppur io lo so, fece Aramis; ma il più valoroso, il più zelante di noi quattro mi lasciò dicendomi: — Cavaliere, dite al re che domani sera a dieci ore lo condurremo via. — E se lo ha detto, oh! lo farà.
«Palesatemi il nome di quel generoso amico, onde io gli serbi eterna gratitudine, o riesca o no il suo progetto.
«D’Artagnan, quello stesso ch’era in procinto di salvarvi, quando sì male a proposito capitò il colonnello Harrison.
«In verità, siete uomini meravigliosi! seguitò il re, e se tali cose mi si fossero narrate io non le avrei credute.
«Adesso, sire, ascoltatemi. Non vi dimenticate che noi vegliamo pella vostra salvezza: il minimo gesto, il minimo canto, il minimo cenno di coloro che vi si appresseranno sia da voi osservato, udito, commentato.
«Oh cavaliere! soggiunse il re, che posso dirvi? Niuna parola, quando sorgesse dal più profondo del mio cuore, varrebbe a esprimere la mia riconoscenza. Se riuscite, non vi dirò che salvate un re: no, vista come io la veggo dal patibolo, la regia autorità è pur cosa da poco, ve lo giuro; ma conserverete un marito alla moglie, un padre a’ suoi figli. Cavaliere, toccate questa mano, la mano di un amico che vi amerà sino all’ultimo respiro».
Aramis voleva baciare la destra di Carlo, ma Carlo, presa a lui la sua, se la strinse al petto.
Nel momento entrò un uomo senza tampoco bussare all’uscio. Aramis andava per ritirare la mano, il re lo trattenne.