«Eh sì, mio Dio! replicò d’Artagnan, ma lassù sta scritto ch’io non possa conservarlo. Che volete? i diamanti, per quanto è da credere, hanno le loro antipatie o simpatie come gli uomini, e sembra che quello mi aborrisca.

«Ma, osservò Athos, codesto va bene in quanto al boja; pur troppo ogni boja ha il suo ajuto, il suo servo, che so io?

«Anche quello lo aveva; noi però siamo fortunati.

«Come mai?

«Nel momento che credevo di aver da trattare di un secondo negozio, hanno portato colui con una coscia rotta. Per eccesso di zelo egli ha accompagnata fin sotto alle finestre del re la carretta che conteneva i travi e gl’intavolati; un di quei travi gli è caduto sulla gamba e glie l’ha fracassata.

«Ah! disse Aramis, era suo l’urlo che io intesi dalla camera del re?

«Può essere, rispose d’Artagnan; ma, essendo un uomo che pensa bene, ha promesso nel ritirarsi di mandare in suo luogo e vece quattro operaj abili ed esperti per ajutare quei che sono già al lavoro; e tornando a casa del suo padrone, benchè fosse ferito, ha scritto subito a maestro Tom Lowe, garzone di falegname suo amico, di recarsi a Whitehall ad eseguire la sua promessa. Ecco la lettera che egli spediva con un espresso, il quale doveva portarla per dieci pence e l’ha venduta a me per un luigi.

«E che diamine volete farvi di codesta lettera? fece Athos.

«Non ve lo indovinate? disse d’Artagnan con gli occhi che brillavano di accortezza.

«No, sull’anima mia!