Era evidente esser quelli che facevano lo strepito di cui lagnavasi Carlo.

Parry salì su la scala di legno e venne da loro.

«Amici, disse, vorreste lavorare un poco più piano? ve ne prego: il re dorme, e ha bisogno di sonno».

L’individuo che batteva col palo si fermò e si volse alquanto; però, siccome stava in piedi, Parry non potè distinguere il suo viso perduto nelle tenebre che si rendevano sempre più dense. Quello ginocchioni, si girò esso pure, e perchè essendo più basso che il compagno, il lanternino gli rischiarava la faccia, Parry potè vederlo.

Quegli guardò lui molto fisso e si portò un dito alla bocca.

Parry retrocedè stupefatto.

«Va bene, disse l’operajo in ottimo inglese, torna a dire al re che se dorme male questa notte dormirà meglio la notte prossima».

Queste acerbe parole, che, prese alla lettera, avevano un senso sì terribile, furono accolte dagli artigiani che travagliavano dalle parti ed al palco inferiore con atti di atroce gioia.

Parry si ritirò credendo di sognare.

Carlo lo attendeva impaziente.