«Ciò prova, fece Aramis, che il re muore, ma non muore la dignità regale.
«Ahimè! egli è forse l’ultimo re cavaliere che avrà il mondo.
«Orsù, non vi disperate, conte! disse una grossa voce di sulla scala dove si udivano i gravi passi di Porthos, siamo tutti mortali, amici miei.
«Siete arrivato tardi, caro Porthos, rispose il conte di la Fère.
«Sì, per la strada erano alcune genti che mi hanno fatto ritardare. Ballavano, sciagurati! ne ho preso uno pel collo, e credo averlo un poco strangolato. Appunto in quel momento è venuta una pattuglia. Fortunatamente colui col quale avevo che fare particolarmente è rimasto qualche minuto senza poter parlare. Ho profittato della circostanza per cacciarmi in una straduzza. Questa mi ha condotto in un’altra anche più piccola. Allora mi sono smarrito. Non conosco Londra, non so l’inglese, non credevo di avervi a ritrovare mai più. Alla fine eccomi qua.
«Ma d’Artagnan, chiese Aramis, non lo avete veduto? che non gli sia successo nulla?
«La folla ci ha separati, e per quanto io abbia fatto non ho potuto raggiungerlo.
«Oh! riprese Athos con amarezza, io sì, lo vidi: era nelle prime file di quella folla in ottima situazione per non perder niente; e siccome in sostanza era curioso spettacolo, avrà voluto contemplarlo sino all’ultimo.
«Oh! conte de la Fère, disse una voce tranquilla benchè fiacca pella rapidità della corsa, e siete voi che calunniate gli assenti?»
Il rimprovero colpì nel cuore Athos. Per altro, siccome era profonda l’impressione in lui prodotta dal mirare d’Artagnan confuso tra quel popolo stupido e feroce, si contentò di rispondere: