«Non vi calunnio, amico mio. Qui si stava in pensiero per voi, e ho detto dov’eravate. Voi non conoscevate il re Carlo, egli per voi non era altro che uno straniero, e non avevate obbligo di amarlo».
Così favellando porse la mano a d’Artagnan.
Ma d’Artagnan finse di non badare al suo gesto e tenne la mano sotto al ferrajuolo.
Athos lasciò cadersi al fianco la sua.
«Uf! sono stanco, disse il tenente; e si assise.
«Bevete un bicchiere di Porto-Porto, e questo vi calmerà, gli offerse Aramis, presa dal tavolino la bottiglia ed empiuto un bicchiere.
«Sì, beviamo, soggiunse Athos, il quale sensibile al malcontento del Guascone voleva toccar seco il bicchiere, e poi abbandoniamo questo abbominevol paese. La filuca ci attende, lo sapete; si parta questa sera, qui non abbiamo più che fare.
«Avete la gran fretta, signor conte, replicò d’Artagnan.
«Questo suolo insanguinato mi abbrucia i piedi, fece Athos.
«A me la neve non produce codesto effetto, ribattè tranquillamente il Guascone.