«Ma che volete che qui facciamo? domandò Athos, adesso che il re è morto?

«Sicchè, messer conte, seguitò con indolenza il tenente, non vedete anzi che ci rimane da fare qualche cosa in Inghilterra?

«Nulla, nulla, rispose Athos, se non è dubitare della divina bontà e sprezzare le mie proprie forze!

«Or bene, continuò d’Artagnan, io meschino, io scioperato e curioso sanguinario, che sono andato a piantarmi distante trenta passi dal patibolo per veder meglio cadere la testa di quel re che non conoscevo, e che per quanto pare mi era indifferente, io penso diversamente dal signor conte.... io mi trattengo».

Athos impallidì fuor di modo; ogni rampogna dell’amico gli andava in fondo al cuore.

«Ah! restate a Londra? domandò Porthos a d’Artagnan.

«Sì, questi rispose, e voi?

«Eh!.... fece Porthos, un poco confuso dirimpetto ad Athos ed Aramis; se voi rimanete, io che sono venuto con voi, con voi soltanto me ne andrò; non vi lascerò solo in questo esecrabile paese.

«Grazie, ottimo amico mio. Allora ho da proporvi una piccola impresa, che porremo insieme in esecuzione quando sia partito il signor conte, e della quale mi è nata l’idea mentre osservavo lo spettacolo che voi sapete.

«E quale? disse Porthos.