Il nostro tenente profittò dell’occupazione in cui erano i due ecclesiastici per uscire dalla cattedrale ed impostarsi sul canto della strada delle Canettez. Bazin non potrebbe più andarsene senza essere da lui veduto dal posto ove si appiattava.
Dopo cinque minuti, e mentre d’Artagnan se ne stava al suo posto, il bidello comparve sul loggiato; guardò per ogni lato onde accertarsi di non essere osservato, ma non distingueva l’ufficiale di cui la testa sola passava l’angolo di un casamento distante cinquanta passi. Così acquietato, si avventurò in via di Nostra Signora. D’Artagnan scappò dal suo nascondiglio, ed arrivò a tempo per vederlo girare dalla via della Juiverie ed entrare in quella della Calandre in una casa di decente apparenza: talchè il nostro tenente non ebbe alcun dubbio che ivi dimorasse il degno bidello.
Ma egli non voleva già andare a prendere informazioni in quello stabile: se v’era guardaportone, doveva questo essere bell’e prevenuto; se non v’era, a chi rivolgersi?
Si recò in una piccola osteria sul canto delle due strade di Sant’Eligio e della Calandre, e chiese una tazza d’hypocras. A preparare tal bibita occorreva una mezz’ora; egli aveva tempo di far la posta a Bazin senza eccitare sospetti.
Adocchiò colà un ragazzo di dodici a quindici anni, vispo alla cera, che gli sembrò di riconoscere per averlo veduto venti minuti prima vestito da cantore di chiesa. Lo interrogò, e siccome quegli non aveva verun interesse a dissimulare, egli intese da esso qualmente la mattina dalle sei alle nove faceva da cantore, e dalle nove sino a mezzanotte da cameriere di osteria.
Frattanto che d’Artagnan discorreva seco, fu condotto al portone di casa di Bazin un cavallo sellato e con la briglia. Dopo un momento scese Bazin.
«Veh! disse il giovanetto, ecco il nostro bidello che si mette in viaggio.
«E dove va? domandò d’Artagnan.
«Uh! non lo so.
«Mezza doppia, se ti riesce di saperlo.