Voleva respingere la porta, ma Porthos slanciandosi ad afferrare il bottoncino la spalancò affatto.

Porthos battè tre volte le mani, ed accorsero Athos ed Aramis.

Mordaunt diventò paonazzo, ma non diede un grido, non chiamò ajuto.

D’Artagnan andò direttamente addosso a Mordaunt, e spingendolo per così dire col petto gli fece risalire a passi indietro tutta la scala, rischiarata da una lampada che permetteva al Guascone di non perdere di vista le mani di Mordaunt. Ma questi comprese che anche ucciso d’Artagnan, gli resterebbe da disfarsi degli altri tre nemici: sicchè non fece un movimento di difesa, non un gesto di minaccia. Mordaunt, arrivato all’uscio, si sentì su questo incalzato, e di certo credè che là fosse per finir tutto: s’ingannava però, chè il tenente stese la mano ed aprì, ed esso e Mordaunt si trovarono nella stanza ove dieci minuti prima il giovane se ne stava a discorrere con Cromvello.

Dopo di lui entrò Porthos; aveva disteso il braccio e staccata la lampada dal palco, e con questa ne accese un’altra.

Comparvero Athos ed Aramis, e chiusero a chiave.

«Favorite accomodarvi», disse d’Artagnan a Mordaunt porgendogli una sedia.

Quegli prese la seggiola e si mise pallido e tranquillo. A tre passi di distanza Aramis ne recò altre tre, per sè, per d’Artagnan e per Porthos.

Athos andò ad assidersi in un canto, nel luogo più appartato della camera, sembrando deciso di rimanere immobile spettatore di quanto accadrebbe.

Porthos si situò a mano sinistra, ed Aramis alla destra del Guascone.