Herrera, Alvarez ed Ellauri cognati di Obes non furono secondi ad alcuno. Essi appartengono come prodi guerrieri, non solo allo Stato orientale, ma sibbene all'intera causa americana; e i loro nomi saranno per sempre sacri alla terra di Colombo che dal capo d'Orno si stende allo stretto di Barrow.

Ora un governo che aveva a capi uomini di tempra siffatta, ebbe naturalmente a signoreggiare lo slancio nazionale, quando per la Repubblica orientale, venne l'ora di combattere a viso aperto il sistema di Rosas. Così, mentre il popolo soccorreva pietoso a tanti infelici, il governo sceglieva i sommi tra questi, ed assoldava i guerrieri argentini dichiarati traditori da Rosas, onorandoli con ogni maniera di cure e rispetto. Ed a ciò potentemente dava opera la stampa, che libera nello Stato orientale, metteva in luce i delitti di Rosas, facendolo segno all'esecrazione universale.

È quindi facile il comprendere, come la vendetta di Rosas si addensò sul capo di Rivera, primo tra' suoi nemici, e sul paese ch'egli reggeva; però, forte nell'alimentarla, era debole poi nel metterla in atto. Si limitò dunque ad una guerra sorda, favorendo con ogni maniera la rivoluzione scoppiata nel 1832 contro Rivera, e questa fallita, non si tenne ancora per vinto.

La presidenza di Rivera cessava nel 1834. Succedevagli il generale Manuel Oribe per l'influenza di Rivera stesso che vedeva in lui un amico al proprio sistema, e lo avea prima d'ora creato generale e ministro della guerra.

Oribe appartiene alle prime famiglie del paese, per la cui difesa, dopo il 1811, combattè sempre da prode. Egli è di poco spirito, e corta intelligenza; ne è prova l'alleanza di Rosas che egli abbracciò a tutta possa, alleanza che trae a rovina quell'indipendenza da lui stesso propugnata più volte.

Come generale è di nessuna capacità; le sue violente passioni lo fanno crudele, mentre come privato è uomo dabbene. Come amministratore fu miglior di Rivera, nè per lui crebbe il debito pubblico. Però su di lui pesa la rovina dello Stato orientale. Obliando che ad esser capo di parte, non basta il volerlo, sdegnò d'unirsi alla causa nazionale che aveva per capo Rivera, e volendo fare da sè, eccitò diffidenza e sospetto; onde atterrito, si gettò un bel giorno nelle braccia di Rosas. Il paese n'ebbe sentore dalla guerra che il governo moveva all'emigrazione argentina, e come forte era l'odio al sistema di Rosas, s'unì a Rivera quando egli nel 1836 si mise alla testa d'una rivoluzione contro di Oribe. Questi però, spalleggiato dall'armata rimasta fedele e dagli aiuti di Rosas, potè sino al 1838 rimuovere il pericolo che lo premea d'ogni lato.

Qui cade in acconcio rettificare un errore troppo comune. Si crede generalmente, che all'influenza de' Francesi debbasi la caduta di Oribe, mentre ebbe a soli nemici gli Orientali. Il suo potere fu distrutto alla battaglia di Palmar, ove tra' suoi nemici non si contava un solo straniero, mentre egli cadde in mezzo a loro; e n'è certa prova, essersi trovato, dopo la capitolazione della città di Paysandu, un intero battaglione argentino in questa città. Ora gli Argentini sono stranieri allo Stato Orientale del pari che gli uomini del Chili o dell'Inghilterra.

Oribe rinunziò al potere officialmente davanti alle Camere, e chiestone alle stesse il permesso, lasciò il paese. Ciò fatto Rosas lo costrinse a protestare contro tale rinuncia, e, cosa inaudita in America, egli lo riconobbe per capo del governo d'un paese a lui pure vietato. Era, come se Luigi Filippo esule avesse dato un vicerè alla Repubblica francese. Si rise a Montevideo di questa follia del dittatore, che intanto si preparava a mutare il riso nel pianto, e ne fu conseguenza naturale la guerra tra le due nazioni, che dura dal 1838.

Riafferrato il potere, Rivera appoggiò con ogni sua possa il blocco francese, e n'ebbe soccorsi d'uomini e di danaro contro il nemico comune. In tali strettezze avrebbe Rosas facilmente inchinato l'animo alle esigenze europee quando l'arrivo dell'ammiraglio Mackau nel 1840 diè luogo al trattato che porta il suo nome, per cui si rialzò la potenza di Rosas già presso al tramonto e sola nella lotta durò la Repubblica orientale. Così si combattè diversamente fino al 1842 quando l'armata orientale toccò la disfatta di Arroyo-Grande. In questo intervallo, una gran parte della Repubblica argentina, fidando sul poter della Francia, erasi contro di Rosas levata a guerra eroica e nazionale. Ma questa lotta ineguale avea cresciuto il numero dei patriotti argentini martiri della crudeltà del dittatore.

Intanto, vinta la battaglia d'Arroyo-Grande, l'armata di Rosas, forte di 14,000 uomini, si gettò sul territorio dello Stato Orientale. A questo torrente erano unico argine 600 soldati agli ordini del generale Medina, e 1,200 reclute sotto il generale Pacheco y Obés, allora colonnello, che riunitesi insieme sotto il fuoco dell'avanguardia nemica presero a capo il generale Rivera, cui si congiunsero 4 o 5 mila volontarii accorsi al pericolo.