A datare dal 16 febbraio fu d'uopo mettere in campo questa armata di giovani coscritti, in cui vedevi confuso il ricco signore al povero operaio, l'uomo di lettere allo schiavo restituito alla libertà, a fronte d'un esercito di veterani superbi degli antichi trionfi e forti del terrore che la loro barbarie incuteva. E pure tale prodigio ebbe a compirsi, poichè reggevali in guerra il generale Paz; alla cui lunga esperienza, e sommi talenti, e nobile patriottismo, era dato ottenere insperati successi.
Nè dal suo canto venia meno l'opera del ministro della guerra, che co' suoi forti partiti, colle sue infuocate parole, e colla fede immensa nell'onor nazionale, aveva trasfuso nell'armata uno slancio potente. Di tal modo l'esercito severamente disciplinato alle scaramuccie, alle fazioni, ai combattimenti d'ogni giorno, divenne in breve un pugno d'eroi. E noi diciamo ogni giorno, e ci giova ripeterlo perchè difficile a credersi, sì, ogni giorno si veniva alle mani, e la città ogni giorno si intratteneva, come Troia, d'un eroico fatto de' suoi difensori, o d'una barbara azione de' suoi nemici. Così la difesa traea nuovo vigore dal doppio fomite dell'entusiasmo e dell'odio.
Delle crudeltà dell'armata assediante, necessità vuole che per noi si tenga ancora parola, perchè incredibili, e perchè sappia l'Europa a quali uomini è riservata l'America del Sud, se sventuratamente Montevideo, ultimo propugnacolo della civiltà, fia che cada nelle lor mani.
Giammai dagli assedianti fu graziato del capo un sol prigioniero, e felice colui che moriva senza torture.
Si svolga per poco la storia dell'assedio di Montevideo; e si legga alla pagina 101 la dichiarazione di Pedro Toses capitano nell'armata d'Oribe, fatta davanti la polizia di Montevideo.
Egli dichiara:
Non ricordare il numero dei prigionieri fatti dalle truppe di Rosas alla battaglia de l'Arroyo-Grande; sapere bensì, perchè testimonio oculare, che fu mozzato il capo a cinquecento cinquantasei uomini. «Si conduceano le vittime a venti a venti, nude, colle mani legate: ed ogni drappello tenea dietro uno strangolatore. Giunti sul luogo destinato al supplizio i prigionieri, fattili ad uno ad uno inginocchiare, loro si squarciava la gola.»
Tanto si facea per il comune dei martiri, ma gli officiali superiori otteneano terribili distinzioni.
Pedro Toses asserisce aver visto mettere a morte il colonnello Hinestrosa; spogliato degli abiti, fu da prima mutilato. Un tale supplizio era sino a' dì nostri solo retaggio degli Abissinj. Mozzategli poi le orecchie, gli venne a pezzi strappata la carne, finchè il suo corpo non fu che una piaga: allora i soldati del battaglione di Rincon lo stremarono a colpi di baionetta, e per farne dono al lor capo ne trasser la pelle.
Aggiunge poi (senza dettagli sulla di lui morte) che seconda vittima fu il luogotenente colonnello Leon Berutti.