Herrera y Obes, ministro degli affari esteri, credea opportuno attendere il risultato delle trattative e a lui accedeva il presidente e i negozianti della città. Del parere di Pacheco y Obes erano l'armata ed il popolo.

Il colonnello Battle, che seguia le parti del generale Pacheco y Obes, diè la sua dimissione da ministro della guerra; e forte era il timore di tristissimi fatti, quando ad un tratto ricomparve a Montevideo l'ammiraglio Le Prédour portatore del suddetto trattato.

Questo trattato, in cui Montevideo viene sacrificata, e che assicura il trionfo di Rosas, ebbe potere di riunire nella comune sventura i difensori di Montevideo.

L'ammiraglio tentò imporlo alla città, minacciando di ritirarle l'appoggio della Francia, ove trovasse ostacolo la sua volontà. Ma il governo rispondea energicamente e degnamente, essere piuttosto deciso a seppellire la città sotto le proprie rovine.

Per tale rifiuto, il trattato fu rimesso alla Francia, e il generale Pacheco y Obes fu incaricato di tutelare a Parigi gli interessi della Repubblica Orientale, e di ottenere uno scioglimento qualunque all'interminabile questione della Plata.

Giunto in Francia, il generale parlò forti, e, qual di soldato, severe parole. Egli disse alla Francia: Montevideo è il centro della vostra prosperità commerciale nell'America del Sud. Se lo chieggono i vostri interessi, soccorrete a Montevideo; nel caso contrario, lasciatela in balìa dei proprio destino: poichè val meglio morire d'un colpo che soffrire la crudele agonia, cui da cinque anni ci condanna il vostro impotente intervento.

Il generale mostrò ciò che toccherebbe alla Francia, cadendo Montevideo. Provò i delitti di Rosas, provò l'incompatibilità di questi colla civilizzazione e colla vita futura dell'America. Ad onta di tutto ciò si ripresero nuove trattative appoggiate da una mano di soldati impotenti a sostenere la dignità della Francia, e che saranno, per la loro impotenza, testimoni dolorosamente impassibili dei nuovi soprusi di Rosas.

Un tal partito, noi lo ripetiamo, della Francia repubblicana, che nulla parve togliere alla politica della Francia monarchica, deve ferire al cuore Montevideo, la cui fioca voce in faccia ad una grande nazione come la Francia, non fu da sett'anni, ancora tanto potente da metter fine a' suoi lunghi dolori. Forse verrà un giorno, e certo è vicino, in cui la disperazione porrà un termine a questa eroica difesa, e allora Montevideo scomparirà dalla faccia della terra; allora, alla fama di questa caduta, che giungerà sino in Europa, e farà battere di simpatia più d'un cuore, si dirà:

Non è nulla; continuate il vostro buon sonno, è una città che è caduta.

E s'inganneranno a partito. Montevideo non è soltanto una città, è un simbolo; non è solo un popolo, è una speranza; è il simbolo dell'ordine, è la speranza della civiltà. Caduta Montevideo, ultimo asilo dell'umanità nell'America meridionale, un potere antisociale stenderà la sua ombra dalla vetta delle Ande alle rive dell'Amazzoni, distruggendo per lungo tempo, se non eternamente, l'opera di Colombo fecondata per quattro secoli dall'incubazione europea. Gli uomini che, sotto Rosas, seminano sui loro passi la distruzione, e apportano la barbarie, sono il simbolo di quegli Indiani, che, impugnata la lancia, respingevano dalle sponde dell'America coloro che dal vecchio mondo portavano loro la luce dell'Oriente; coloro che dietro le smantellate mura di Montevideo pugnano contro Rosas, sono invece i rappresentanti delle idee di umanità e civilizzazione che il soffio europeo fè germogliare nel Nuovo-Mondo.