Le due guardie condussero il prigioniero davanti alla tavola, e, ad un segno del commessario, si allontanarono fuori della portata della voce.
Il commessario, che fino allora aveva tenuto la sua testa abbassata sulle carte, la rialzò per vedere con chi aveva a che fare. Questo commissario era un uomo di fisonomia dispettosa, col naso puntuto, cogli zigomi gialli e sporgenti, cogli occhi piccoli, ma investigatori e vivi, colla fisonomia che partecipava ad un tempo della faina e della volpe. La sua testa, sopportata da un collo lungo e mobile, sortiva dalla sua larga toga nera, librandosi con un movimento presso a poco simile a quello della tartaruga, quando cava fuori la testa dal suo guscio crostaceo.
Egli cominciò dal domandare al signor Bonacieux i suoi nomi, il cognome, l'età, lo stato, il domicilio.
L'accusato rispose ch'egli si chiamava Giacomo Michele Bonacieux, che aveva l'età di cinquant'anni, che era merciaio, e che dimorava nella strada Fossoyeur: al n. 11.
Il commissario allora, invece di continuare ad interrogarlo, gli fece un lungo discorso sul pericolo che vi è, per un oscuro borghese, nell'immischiarsi di cose politiche.
Egli complicò quest'esordio con una esposizione nella quale raccontò la potenza e gli atti del signor ministro, di questo ministro incomparabile, di questo vincitore dei ministri passati, di questo modello dei ministri futuri: atti e potenze ai quali nessuno poteva opporsi impunemente.
Dopo questa seconda parte del suo discorso, fissando il suo sguardo da sparviero sul povero Bonacieux, lo invitò a riflettere sulla gravità della sua situazione.
Le riflessioni del merciaio erano già tutte fatte; egli mandava al diavolo l'istante in cui il signor de Laporte aveva avuto l'idea di maritarlo con la sua figlioccia, e l'istante soprattutto in cui questa figlioccia era stata ricevuta custode della biancheria presso la regina.
Il fondo del carattere di mastro Bonacieux era un profondo egoismo mischiato ad una sordida avarizia, il tutto condito con una estrema poltroneria. L'amore che gli aveva inspirato la sua giovane sposa, era un sentimento del tutto secondario, nè poteva lottare coi sentimenti primitivi che noi abbiamo enumerati.
Bonacieux riflettè infatti su ciò che gli era stato detto.