Questa volta non v'era più alcun dubbio; era alla Croce-dei Trahoir che si giustiziavano i rei subalterni; Bonacieux si era lusingato, credendosi degno della piazza S. Paolo o della piazza di Gréve. Era alla Croce-del-Trahoir che andava a finire il suo viaggio ed il suo destino! egli non poteva ancora vedere questa malaugurata Croce, ma egli la sentiva in qualche modo venirgli incontro. Allorquando egli non fu più che a una ventina di passi, sentì un rumore e la carrozza fermarsi; ciò era più di quanto poteva sopportare il povero Bonacieux, di già annientato dalle emozioni successive che aveva provate, mandò un debole gemito, che si sarebbe potuto prendere per l'ultimo sospiro di un moribondo, e si svenne.
CAPITOLO XIV. L'UOMO DI MÉUNG
Questo rumore era prodotto da un attruppamento di popolo il quale non era già riunito nell'aspettativa di un uomo che si dovesse impiccare, ma nella contemplazione di uno già impiccato. La carrozza, fermata per un momento, riprese dunque il suo cammino, traversò la folla, continuò la sua strada, e infilò la contrada S. Onorato, voltò per la strada dei Buoni-Fanciulli, e si fermò davanti ad una porta bassa.
La porta si aprì, due guardie ricevettero nelle loro braccia Bonacieux, sostenuto dal caporale: fu spinto in un corridoio, gli fu fatta salire una scala e fu deposto in un'anticamera. Tutti questi movimenti furono da lui operati macchinalmente; egli aveva camminato come si cammina in sogno; egli aveva traveduto gli oggetti attraverso una nebbia; le sue orecchie avevano concepito dei suoni senza intenderli; si sarebbe potuto giustiziarlo in quel momento che egli non avrebbe fatto un gesto per intraprendere la sua difesa, che non avrebbe mandato un grido per implorare pietà.
Egli rimase dunque così sulla panchetta, col dorso appoggiato al muro e le braccia pendenti, nello stesso luogo ove era stato deposto dalle sue guardie.
Però, siccome guardando intorno a se stesso non vedeva alcun oggetto minaccioso, siccome nessuna cosa indicava che egli corresse un reale pericolo, siccome la panchetta era convenientemente imbottita, siccome il muro era ricoperto da un bel cuoio di Cordova, siccome un gran tendinaggio di damasco rosso fluttuava davanti la finestra, sostenuto da belle borchie d'oro, egli comprese a poco a poco che il suo spavento era esagerato, e cominciò a muovere la testa da diritta a sinistra e dal basso in alto. Da questo movimento, che nessun gl'impediva, egli riprese un poco di coraggio, e si arrischiò a smuovere una gamba, poi l'altra; finalmente aiutandosi con le mani, si sollevò sulla panchetta e si trovò in piedi.
In questo momento, un ufficiale di buon aspetto alzò una portiera, continuò a scambiate alcune parole con una persona che si trovava nella camera vicina, e rivoltandosi verso il prigioniero:
— Siete voi, gli disse, che vi chiamate Bonacieux?
— Sì, signor ufficiale, balbettò il merciaio più morto che vivo, per servirvi.
— Entrate, disse l'ufficiale.