Athos fu parimente inviato al ministro, ma disgraziatamente il ministro era al Louvre presso il re.
Era precisamente il momento in cui il sig. de Tréville, sortendo dal luogo-tenente criminale e dal governatore del Forte il Vescovo, senza aver potuto trovare Athos, giunse da Sua Maestà.
Come capitano dei moschettieri, il sig. de Tréville aveva ingresso al re a tutte l'ore.
Si sa quali erano le prevenzioni del re contro la regina, prevenzioni giuocate abilmente dal ministro, che in fatto d'intrighi diffidavasi infinitamente più delle donne che degli uomini. Una delle grandi cause, soprattutto di prevenzioni, era l'amicizia della regina per la sig. de Chevreuse. Queste due donne lo tenevano inquieto assai più che le guerre con lo Spagnuolo, le dissenzioni con l'Inghilterra e gl'imbarazzi delle finanze. Ai suoi occhi e nella sua convinzione la signora de Chevreuse, non solo serviva la regina nei suoi intrighi politici, ma, ciò che lo tormentava anche molto di più, nei suoi intrighi amorosi.
Alla prima parola che disse il ministro, che la sig. de Chevreuse, esiliata a Tours e che si supponeva in quella città, era stata a Parigi e vi era rimasta per cinque giorni eludendo la polizia, il re era entrato in una collera furiosa. Capriccioso ed infedele, il re voleva esser chiamato Luigi il Giusto, e Luigi il Casto. La posterità comprenderà difficilmente questo carattere, che la storia non spiega che con i fatti e mai con i ragionamenti.
Ma, allorchè il ministro aggiunse che, non solamente la sig. de Chevreuse era venuta a Parigi, ma ancora, che la regina aveva riannodato con lei per mezzo di quelle corrispondenze misteriose, che in quell'epoca si chiamavano cabale, allorchè egli affermò che lui, il ministro, stava per sciogliere le fila oscure di questo intrigo, quando al momento di arrestare sul fatto, in flagrante delitto, corredato di tutte le pruove l'emissaria della regina presso l'esiliata, un moschettiere aveva osato interrompere violentemente il corso della giustizia, piombando con la spada alla mano sulle oneste persone di legge, incaricate di esaminare con imparzialità tutto l'affare per metterlo sotto gli occhi del re: Luigi XIII non seppe più contenersi; fece due passi verso l'appartamento della regina, con quella pallida e muta indignazione che, quando scoppiava, conduceva questo principe fino alla più fredda crudeltà.
E ciò non ostante, in tutto questo, il ministro non aveva detto ancora una parola del duca di Buckingham.
Fu allora che il sig. de Tréville entrò freddo, gentile, e in una tenuta irreprensibile.
Avvertito di ciò che accadeva dalla presenza del ministro e dalla alterazione della fisonomia del re, il sig. de Tréville si sentì forte come Sansone davanti ai Filistei.
Luigi XIII metteva già la mano sulla maniglia della porta. Al rumore che fece il signor de Tréville entrando, il re si voltò.