— La marescialla d'Ancre, una avventuriera fiorentina, sire, ecco tutto; nel mentre che l'augusta sposa di Vostra Maestà è Anna regina di Francia, vale a dire una delle più grandi principesse del mondo.

— Ella non è che la più colpevole, signor duca! più ella ha dimenticato l'alta posizione in cui è stata posta, più ella è discesa in basso. È già lungo tempo, altronde, che io sono deciso di finirla con tutti questi piccoli intrighi di politica e di amore. Ella ha pure presso di se un certo Laporte...

— Che io credo che sia la maniglia che apre tutto l'intrigo, io lo confesso, disse il ministro.

— Voi pensate dunque come me, che ella m'inganni? disse il re.

— Io credo, e lo ripeto a Vostra Maestà, che la regina cospira contro la potenza del suo re, ma io non ho detto contro il suo onore.

— Ed io vi dico contro tutti e due: io vi dico che la regina non mi ama; che ella ama quell'infame duca de Buckingham! perchè non lo avete fatto arrestare mentre egli era a Parigi?

— Arrestare il duca! arrestare il primo ministro di Carlo II ci pensate voi, sire? quale scandalo! e se allora i sospetti di Vostra Maestà, quelli di cui io continuo a dubitare, avessero mostrata qualche consistenza, quale terribile pubblicità! quale scandalo inaudito!

— Ma poichè si esponeva come un vagabondo o come un ladroncello, bisognava...

Luigi XIII si fermò da se stesso spaventato di ciò che stava per dire, nel mentre che Richelieu, allungando il collo, aspettava inutilmente la parola che era rimasta sulle labbra del re.

— Abbisognava...?