— Bene, ministro, bene; ma, frattanto, inviate a cercare il signor guarda-sigilli; io entro dalla regina.
E Luigi XIII, aprendo la porta di comunicazione, s'introdusse nel corridoio che conduceva dal suo appartamento a quello della regina.
Anna era in mezzo alle sue damigelle, la signora de Guitaut, la sig. de Sablé, la sig. de Montebazon e la signora de Guémené. In un angolo era quella camerista spagnuola, donna Stefania, che l'aveva seguita da Madrid. La sig. de Guémené faceva la lettura, e tutte le altre ascoltavano colla più grande attenzione la leggitrice, ad eccezione della regina che, al contrario, aveva proposta questa lettura affine di potere fingendo di ascoltare, seguire il filo dei suoi propri pensieri.
Questi pensieri per quanto fossero abbelliti da un ultimo riflesso dell'amore non erano però men tristi. Anna, privata della confidenza di suo marito, perseguitata dall'odio del ministro, che non poteva perdonarle di avere respinto un sentimento più dolce, avendo sotto gli occhi l'esempio della regina madre che era stata tormentata da quest'odio per tutta la sua vita; Anna aveva veduto cadere intorno a se i suoi servitori più affezionati, i suoi confidenti più intimi, i suoi favoriti più cari. Come quei disgraziati dotati di un dono funesto ella portava disgrazia a tutto ciò che toccava, la sua amicizia, era un segno fatale che chiamava persecuzione. La sig. de Chevreuse e la sig. de Vernel erano esiliate; e in fine Laporte, non nascondeva alla sua padrona che si aspettava di essere arrestato da un momento all'altro. Fu nel momento che ella era immersa nel più profondo e nel più tetro di queste riflessioni che la porta della camera si aprì, e che il re entrò.
La leggitrice si tacque all'istante, tutte le dame si alzarono, e successe un profondo silenzio.
In quanto al re non fece alcuna dimostrazione di gentilezza, fermandosi soltanto davanti alla regina:
— Signora, diss'egli con voce alterata, voi siete per ricevere la visita del signor cancelliere che vi comunicherà di un certo affare di cui io l'ho incaricato.
La disgraziata regina, che veniva incessantemente minacciata di divorzio, di esilio ed anche di processo, impallidì sotto il rosso, e non potè trattenersi.
— Ma perchè questa visita, sire? che cosa potrà dirmi il signor cancelliere che non possa dirmi la Vostra stessa Maestà?
Il re girò sui talloni senza rispondere, e quasi nel medesimo istante il capitano delle guardie, signor de Guitaud, annunciò la visita del signor cancelliere.