Quando il cancelliere comparve, il re era già sortito da un'altra porta.
Il cancelliere entrò per metà sorridendo e per metà arrossendo. Siccome noi lo ritroveremo probabilmente nel corso di questa storia, non sarà male che i nostri lettori facciano fin d'ora conoscenza con lui.
Il sig. cancelliere era un uomo scherzoso. Fu il sig. de Roches le Masle, che in altri tempi era cameriere del ministro, che lo propose a sua Eccellenza come un uomo affezionato. Il ministro si fidò di lui, e se ne trovò contento.
Dopo una gioventù tempestosa, si era ritirato in una piccola comunità di persone pie, che aveva per principal regola quella di suonare una campana ogni qualvolta uno cadeva in tentazione affinchè tutti pregassero il cielo a superarlo e per espiare almeno per qualche tempo le follie della sua gioventù.
La vita pacifica però dei suoi compagni, le continue meditazioni e le incessanti preghiere non si confacevano punto al suo carattere. Non si sa se fosse egli che ne sortisse, o se fosse il superiore della comunità che lo rimandasse; fatto sta che dopo tre mesi, il penitente ricomparve nel gran mondo dopo aver suonato infinite volte la campana colla reputazione del più terribile ossesso che fosse mai esistito.
Sortendo dal suo ritiro, entrò nella magistratura, divenne presidente, nel posto di suo zio, abbracciò il partito del ministro, cosa che non provava poco la sua sagacità, fu fatto cancelliere, servì con zelo Sua Eccellenza nel suo odio contro la regina madre e nella sua vendetta contro la regina Anna. Stimolò i giudici nell'affare di Chalais, incoraggiò i tentativi del sig. de Laffemas, gran-cacciatore di Francia, quindi finalmente, investito di tutta la confidenza del ministro, confidenza che egli aveva saputo guadagnarsi tanto bene, arrivò a ricevere la singolare commissione per la esecuzione della quale si presentava alla regina.
La regina era ancora in piedi quando egli entrò, ma non appena lo ebbe scôrto, che ella si riassise sul suo seggio, e fece segno alle sue dame di riassidersi sui loro cuscini e sui loro scanni, e con un tuono di suprema alterezza:
— Che cosa desiderate voi, signore? domandò Anna, e con quale scopo vi presentate voi qui.
— Per farvi, in nome del re, signora e salvo tutto il rispetto ch'io ho l'onore di dovere a Vostra Maestà, una perquisizione esatta in tutte le vostre carte.
— Come! signore, una perquisizione nelle mie carte... a me! ma questa è una cosa indegna!