— Vogliate perdonarmi, signora, ma in questa circostanza io non sono che un istrumento di cui si serve il re. Sua Maestà non sorte essa di qui, e non vi ha essa invitata colla sua viva voce a sottoporvi a questa visita?
— Frugate, dunque, signore; io sono una colpevole a quando sembra. Stefania, consegnategli le chiavi dei miei portafogli e dei miei segreter.
Il cancelliere fece per pura formalità una visita nei mobili, ma egli sapeva bene che la regina non poteva aver nascosto in un mobile la lettera importante che ella aveva scritta in quel giorno.
Quando il cancelliere ebbe aperto e richiuso venti volte i segreti del segreter, bisognava bene, per quanta fosse l'esitazione che provava, bisognava bene, dico io, venire alla conclusione dell'affare, vale a dire a frugare la regina stessa. Il cancelliere si avanzò adunque verso Anna, e con un tuono molto perplesso, e con un'aria molto imbarazzata:
— Ed ora diss'egli, mi resta a fare la perquisizione principale.
— Quale? domandò la regina; che non comprendeva, o che piuttosto non voleva comprendere.
— Sua Maestà è certa che nella giornata, voi avete scritto una lettera; sa che questa lettera non è stata ancora inviata al suo indirizzo. Questa lettera non si ritrova nè dentro ai vostri portafogli, nè dentro al vostro segreter, eppure questa lettera deve essere in qualche luogo.
— Osereste voi portare la vostra mano sulla regina? disse Anna raddrizzandosi su tutta l'altezza della sua persona, e fissando sul cancelliere i suoi occhi, la di cui espressione era quasi divenuta minacciosa.
— Io sono un suddito fedele del re, e tutto ciò che mi ordinerà Sua Maestà io lo farò.
— Ebbene! è vero, disse Anna, e le spie del ministro lo hanno servito bene. Io oggi ho scritto una lettera; questa lettera non è partita. La lettera è qui.