— Porthos, voi siete pieno di pretese come Narciso. Io ve ne prevengo, rispose Aramis, voi sapete che odio la morale, eccetto che quando ella è fatta da Athos. In quanto a voi, mio caro, voi avete una troppo magnifica bandoliera per essere molto versato in morale. Io sarò abbate quando mi converrà, frattanto io sono moschettiere, e in questa qualità, io dico ciò che mi piace, e in questo momento mi piace di dirvi che voi m'impazientite.
— Aramis!
— Porthos!
— Eh! signori! signori! si gridò intorno ad essi.
— Il signor de Tréville aspetta il signor d'Artagnan, interruppe il lacchè aprendo la porta del gabinetto.
A questo annunzio durante il quale la porta rimase aperta, ciascuno si tacque, e in mezzo al silenzio generale, il giovane guascone traversò l'anticamera in una parte della sua lunghezza, ed entrò dal capitano dei moschettieri, felicitandosi di tutto cuore di sfuggire così a proposito alla fine di questa bizzarra contesa.
CAPITOLO III. L'UDIENZA
Il signor de Tréville era sul momento di molto cattivo umore; ciò non ostante, salutò gentilmente il giovane, che s'inchinò fino a terra, ed egli sorrise nel ricevere il suo complimento, in cui l'accento bearnese gli ricordava ad un tempo la sua gioventù ed il suo paese, doppia rimembranza che fa sorridere l'uomo in tutte l'età. Ma avvicinandosi quasi subito all'anticamera, e facendo a d'Artagnan un segno con la mano come per chiedergli il permesso di terminare con gli altri prima d'incominciare con lui, egli chiamò tre volte, alzando di più la voce a ciascheduna volta, di modochè egli percorse tutti i suoi intermedj fra l'accento imperativo e l'accento irritato.
— Athos! Porthos! Aramis!
I due moschettieri coi quali abbiamo già fatta conoscenza, e che corrispondevano ai due ultimi di questi tre nomi, lasciarono subito il gruppo di cui facevano parte, e si avanzarono verso il gabinetto, la di cui porta si richiuse dietro ad essi tosto che ne ebbero oltrepassato il limitare. Il loro portamento, benchè non fosse del tutto tranquillo, nonostante eccitò, per la sua disinvoltura piena ad un tempo di sommissione, l'ammirazione di d'Artagnan che credeva in questi uomini tanti semidei, e nel loro capo un Giove Olimpico armato di tutti i suoi fulmini.