— Malato, gravemente malato, voi dite? e di qual malattia?

— Si teme che possa essere il vajuolo, signore, rispose Porthos, volendo mischiare a sua volta una parola nella conversazione, cosa che sarà dispiacente, perchè certissimamente gli guasterà il viso.

— Malato del vajuolo! ecco ancora un'altra gloriosa storia che mi raccontate, Porthos! malato del vajuolo alla sua età! non può essere!... sarà ferito senza dubbio, fors'anche ucciso... Ah! se io lo sapeva!... Capperi! signori moschettieri io non intendo che si vadano ad affollare così i luoghi cattivi, che si facciano delle questioni sulla strada, che si menino sciabolate nei crociali delle vie. Io non voglio infine che si dia argomento da ridere alle guardie del ministro che sono composte di brava gente, tranquilla, destra, che non si mettono mai nel caso di essere arrestate, e che d'altronde, ne sono sicuro, essi non si lascerebbero arrestare! essi amerebbero meglio di morire al loro posto di quello che fare un passo in addietro. Salvarsi, sbaragliarsi, fuggire, questo è buono per i moschettieri del re!

Porthos e Aramis fremevano di rabbia. Essi avrebbero volentieri strangolato il sig. de Tréville, se in fondo a tutto ciò non avessero scorto che era il grande amore che portava loro che lo faceva parlare in tal guisa. Essi battevano il piede sul tappeto, si mordevano le labbra fino al sangue, e stringevano con tutta la loro forza la guardia della loro spada. Al di fuori si era intesa la chiamata, come abbiamo detto, Athos, Porthos e Aramis, e si era indovinato, dall'accento della voce del sig. de Tréville, che egli era pienamente in collera. Dieci teste curiose si erano appoggiate alla porta, e impallidivano pel furore: perchè le loro orecchie incollate alla porta non perdevano una sillaba di tutto ciò che si diceva, nel mentre che le loro bocche ripetevano a peso, ed a misura le parole insultanti del capitano a tutta la popolazione dell'anticamera. In un istante, dalla porta del gabinetto fino alla porta di strada, tutto il palazzo fu in ebollizione.

— Ah! i moschettieri del re si fanno arrestare dalle guardie del ministro! continuò il sig. de Tréville furioso internamente quanto i suoi soldati, ma dicendo a scatti le sue parole, e vibrandole una ad una per così dire come tanti colpi di stiletto nel petto dei suoi uditori. Ah! sei guardie del ministro arrestano sei moschettieri di Sua Maestà! Capperi! io ho fatta la mia risoluzione. Io vado di corsa al Louvre: io domando la mia dimissione di capitano del re, per chiedere un posto di sottotenente nelle guardie del ministro. E se egli mi rifiuta, cappita! io vado a farmi frate.

A queste parole il mormorio dell'esterno divenne un'esplosione; dappertutto non si sentiva che giuramenti e bestemmie. I cappita! le morti di tutti i diavoli! s'incrociavano per l'aria. D'Artagnan cercava una tenda dietro la quale potersi nascondere, e si sentiva una volontà smisurata di cacciarsi sotto la tavola.

— Ebbene! mio capitano, disse Porthos fuori di se, la verità è che noi eravamo sei contro sei, ma noi siamo stati presi alla traditora, e primachè noi avessimo avuto il tempo di cavare le nostre spade due dei nostri erano già morti e Athos gravemente ferito, non valeva niente di più. Poichè voi lo conoscete, Athos; ebbene! capitano, egli ha tentato due volte di rialzarsi e due volte è ricaduto. Però noi non ci siamo arresi, no! ci hanno trascinati a forza. Cammin facendo noi ci siamo salvati. In quanto ad Athos, fu creduto morto, e fu lasciato tranquillamente sul campo di battaglia, non credendo che valesse la pena di trasportarlo. Ecco la storia. Che diavolo! capitano, non si possono vincere tutte le battaglie. Il gran Pompeo ha perduto quella di Farsaglia, e il re Francesco I, che, a quanto ho inteso dire, era coraggioso quanto un altro; però ha perduto quella di Pavia. Ed io ho l'onore di assicurarvi, che ne ho ammazzato uno colla sua propria spada, disse Aramis, perchè la mia fu spezzata alla prima parata. Ucciso o pugnalato, signore, come più vi piace.

— Io non sapeva questo, riprese il signor de Tréville con un tuono un poco più raddolcito. Il ministro aveva dunque esagerato, a quanto sembra.

— Ma di grazia, signore, continuò Aramis, che vedendo il suo capitano rappacificarsi, azzardava una preghiera, di grazia, signore, non dite che Athos pure è ferito; egli sarebbe alla disperazione se questa cosa giungesse alle orecchie del re, e siccome la sua ferita è delle più gravi, attesochè dopo avere attraversata la spalla essa penetra nel petto, sarebbe a temersi...

Nel medesimo istante la portiera si alzò, e una nobile e bella, ma spaventosamente pallida testa comparve sotto la frangia.