— Athos! gridarono i due moschettieri.

— Athos! ripetè lo stesso de Tréville.

— Voi mi avete chiamato, signore, disse Athos a de Tréville con una voce indebolita ma perfettamente calma, voi mi avete chiamato, a quanto mi hanno detto i nostri camerati, ed io mi affretto di venire a sentire i vostri ordini: eccomi, signore, che volete da me?

E a queste parole il moschettiere, in tenuta irreprensibile, cinghiato come era di costume, entrò con passo fermo nel gabinetto. Il sig. de Tréville commosso fino al fondo del cuore per questa prova di coraggio, si precipitò a lui incontro:

— Io era in vena di dire a questi signori, aggiunse egli, che io proibisco ai miei moschettieri di esporre la loro vita senza necessità, perchè la brava gente è cara al re, e il re sa che i suoi moschettieri sono la più brava gente della terra. La vostra mano, Athos.

E senza aspettare che il nuovo arrivato rispondesse a questa prova di affezione, il signor de Tréville afferrò la sua mano destra, e gliela strinse con tutte le sue forze, senza accorgersi che Athos, per quanto fosse grande l'impero che aveva su di se stesso, lasciò sfuggirsi un movimento di dolore, e impallidì ancor più, cosa che si sarebbe potuta credere impossibile.

La porta era rimasta socchiusa, tanto avea prodotta sensazione l'arrivo di Athos, di cui, ad onta del segreto, era da tutti conosciuta la sua ferita. Un urlo di soddisfazione accolse le ultime parole del capitano, e due o tre teste, trascinate dall'entusiasmo, apparvero sotto l'apertura della portiera. Senza dubbio, il sig. de Tréville stava per reprimere con risentite parole questa infrazione alle leggi dell'etichetta, allorquando sentì ad un tratto la mano di Athos incresparsi sotto la sua, e fissando gli occhi sul di lui viso si accorse che stava per svenire. Nel medesimo istante Athos, che aveva raccolte tutte le sue forze per resistere al dolore, fu vinto da questo, e cadde sul pavimento come se fosse morto.

— Un chirurgo! gridò il sig. de Tréville. Il mio, quello del re, il migliore! un chirurgo! oh capperi! il mio bravo Athos muore.

Alle grida del sig. de Tréville tutti si precipitarono nel suo gabinetto senza che egli pensasse a chiudere la porta ad alcuno, ciascuno si adoperava intorno al ferito. Ma tutto questo adoprarsi sarebbe stato inutile se il richiesto dottore non si fosse ritrovato nello stesso palazzo; egli fendè la folla, si avvicinò ad Athos sempre svenuto, e siccome questo rumore e questo movimento lo incomodavano gravemente, egli domandò per prima cosa, e come la più urgente, che il moschettiere fosse trasportato in una camera vicina. Il sig. de Tréville aprì tosto una porta mostrando la via a Porthos e ad Aramis, che trasportarono il loro camerata sulle loro braccia. Dietro a questo gruppo camminava il chirurgo, e dietro il chirurgo si richiuse la porta.

Allora il gabinetto del sig. de Tréville, questo luogo ordinariamente tanto rispettato, divenne momentaneamente una succursale dell'anticamera. Ciascuno discorreva, perorava, parlava ad alta voce, giurava, sacramentava, mandava il ministro e le sue guardie a tutti i diavoli.