— Frattanto, rispose de Tréville, io vi consiglio di non cercarlo: questo è il consiglio che posso darvi.

Ad un tratto de Tréville si fermò colpito da un subitaneo sospetto. Questo grand'odio che sì altamente manifestava il giovane viaggiatore per quest'uomo, che, cosa poco verosimile, gli aveva rubata la lettera di suo padre, quest'odio non poteva nascondere qualche perfidia? Questo giovane non potevagli essere stato inviato dal ministro? Non poteva egli venire per tendergli un qualche laccio! Questo preteso d'Artagnan non poteva egli essere un qualche emissario del ministro che si cercava di introdurre in sua casa, e che si voleva porre al di lui fianco per sorprendere la sua confidenza, e per perderlo più tardi, come ciò era stato praticato le mille volte? Egli guardò d'Artagnan più fissamente ancora questa seconda volta di quello che non avesse fatta la prima. Egli fu mediocremente rassicurato da quella fisonomia sfavillante di spirito astuto e di umiltà affettata.

— Io so bene che egli è Guascone, pensò egli, ma egli può esserlo tanto per me che pel ministro. Vediamo, mettiamolo alla prova. Amico mio, gli disse lentamente, io voglio, come al figlio del mio antico amico, poichè ritengo vera la storia di questa lettera perduta, io voglio, diceva, riparare alla freddezza che voi avete rimarcata nella mia accoglienza, e scuoprirvi i segreti della nostra politica. Il re ed il ministro sono i migliori amici, tutte le apparenti dissensioni non sono che per ingannare gli stupidi. Io non pretendo che un compatriota, un bel cavaliere, un bravo giovane, fatto per gli avanzamenti, sia ingannato da tutte queste simulazioni e cada come uno stupido sul vischio, a somiglianza di tanti altri che vi si sono perduti. Pensate bene che io sono affezionato a questi due padroni che tutto possono, e che giammai le mie serie dimostrazioni non avranno altro scopo che quello del servizio del re e del ministro, uno dei più illustri genj che la Francia abbia prodotti. Ora, giovane, regolatevi su ciò, e se voi avete, sia per famiglia, sia per relazioni, sia per istinto ancora, qualcuna di queste inimicizie contro il ministro, tali che noi vediamo scoppiare nei nostri gentiluomini, ditemi addio, e lasciamoci. Io vi ajuterò in mille circostanze, ma senza attaccarvi alla mia persona. Io spero che la mia franchezza, in tutti i casi, vi farà diventare mio amico, perchè voi siete qui il solo giovane a cui io abbia parlato come faccio.

De Tréville diceva a se stesso:

— Se il ministro mi ha mandato questo giovine volpe, egli non avrà certamente mancato, egli che non sa a qual punto lo esecro, di dire al suo spione che il miglior mezzo di farmi la corte è quello di dirmi il peggio di lui; così malgrado le mie proteste il furbo compare mi risponderà certamente ch'egli ha in orrore il ministro.

Accadde però altrimenti di ciò che si aspettava de Tréville; d'Artagnan rispose colla più grande semplicità.

— Signore, io vengo a Parigi con intenzioni del tutto uguali. Mio padre mi ha raccomandato di non soffrire niente che dal re, dal ministro e da voi ch'egli stima i tre primi personaggi della Francia.

D'Artagnan aggiungeva il signor de Tréville agli altri due, come si può ben conoscere, ma egli pensava che questa aggiunta non doveva guastar niente.

— Io dunque ho la più gran venerazione pel ministro, ed il più profondo rispetto per li suoi atti.

— Tanto meglio per me, signore, se voi mi parlate, come voi lo dite, con franchezza, perchè allora mi farete l'onore di stimare questa rassomiglianza di gusti; ma se voi avete avuta qualche diffidenza, altronde ben naturale, io m'accorgo di perdermi nel dire la verità; ma tanto peggio, voi non per questo lascerete di stimarmi, e questa è la cosa che più d'ogni altra mi sta a cuore in questo mondo.