— Voi veramente siete, signore, disse d'Artagnan inchinandosi di nuovo, di una cortesia di cui io vi sono al più alto grado riconoscente.
— Voi mi confondete, rispose Athos con la sua aria da gentiluomo; parliamo dunque di altra cosa, io vi prego a meno che ciò non vi dispiaccia. Ah! per bacco, quanto mi avete fatto male! la spalla mi brucia.
— Se voi vorreste permettermi... disse d'Artagnan con timidezza.
— Che cosa, signore?
— Io ho un balsamo miracoloso per le ferite, un balsamo che mi è stato dato da mia madre, e del quale io stesso ho fatto la prova.
— Ebbene?
— Ebbene, io sono sicuro che in meno di tre giorni questo balsamo vi guarirà; e in capo a tre giorni, quando voi sarete guarito, ebbene! signore, avrò sempre per un grande onore di essere il vostro uomo.
D'Artagnan disse queste parole con una semplicità che faceva onore alla sua cortesia, senza offendere menomamente il suo coraggio.
— Per bacco! signore, disse Athos, ecco una proposizione che mi piace; non che io l'accetti, ma essa sa di gentiluomo da una lega. Era in tal modo che parlavano e facevano i prodi del tempo di Carlomagno, sui quali ogni cavaliere dovrebbe cercare di modellarsi. Disgraziatamente non siamo più ai tempi del grande imperatore, noi siamo ai tempi di un ministro, e di qui a tre giorni si saprebbe, per quanto fosse ben custodito il segreto, si saprebbe, diceva, che noi dobbiamo batterci, e si opporrebbero al nostro combattimento. Ma che questi signori non vengono dunque?
— Se voi avete fretta, signore, disse d'Artagnan ad Athos colla stesso semplicità che un momento prima gli aveva proposto di differire il duello a tre giorni, se voi avete fretta, che vi piaccia di spedirmi subito, voi non vi prendete pena, io ve ne prego.