Questa celia esasperò Jussac.
— Noi dunque vi caricheremo, diss'egli; se voi disobbedite.
— Essi sono cinque, disse Athos a mezza voce, e noi non siamo che tre; noi saremo anche una volta battuti, e ci abbisognerà morire qui poichè io dichiaro, che io non tornerò a ricomparire davanti al mio capitano dopo essere stato vinto.
Questo solo momento bastò a d'Artagnan per prendere il suo partito: era questo uno di quegli avvenimenti che decidono della vita di un uomo, era una scelta da farsi fra il re ed il ministro, e fatta la scelta bisognava perseverare. Battersi, voleva dire disobbedire alla legge, voleva dire arrischiare la sua testa, voleva dire diventare ad un sol tratto il nemico di un ministro più potente del re stesso, ecco ciò che travide il giovine, e diciamolo a sua gloria, egli non esitò un secondo. Voltandosi adunque verso Athos ed i suoi amici:
— Signori diss'egli, io aggiungerò, se il permettete qualche cosa alle vostre parole. Voi avete detto che non siete che in tre, ma mi sembra che noi siamo in quattro.
— Ma voi non siete dei nostri, disse Porthos.
— È vero rispose d'Artagnan, io non ho l'abito, ma ho l'anima. Il mio cuore è di moschettiere, lo sento bene, signore, e questo mi guida.
— Allontanatevi, giovane, gridò Jussac, che senza dubbio dai gesti e dalla espressione del suo viso aveva indovinato il disegno di d'Artagnan. Voi potete ritirarvi, noi vi acconsentiamo, salvate la vostra pelle, e andate presto.
D'Artagnan non si mosse.
— Decisamente voi siete un bravo giovane, disse Athos, stringendo la mano a d'Artagnan.