Cabusac corse a quella guardia ch'era stata uccisa da Aramis, s'impadronì della sua spadaccia, e volle ritornare sopra d'Artagnan; ma sul suo cammino si incontrò in Athos che durante la pausa d'un istante, che gli aveva accordata d'Artagnan, aveva ripreso lena e che, per timore che d'Artagnan gli uccidesse il suo nemico, voleva ricominciare il combattimento.

D'Artagnan capì che sarebbe stato un disgustarsi Athos non lo lasciando fare. In fatti, qualche secondo dopo, Cabusac cadde colla gola trapassata da un colpo di spada.

Nel medesimo istante Aramis appoggiava la sua spada contro il petto del suo avversario rovesciato, per costringerlo a domandare mercede.

Restavano Porthos e Biscarrat. Porthos battendosi faceva mille fanfaronate, domandando a Biscarrat che ora poteva essere, e gli faceva i suoi complimenti sulla compagnia che aveva ottenuta suo fratello nel reggimento Navarra: ma sempre sforzando non guadagnava niente. Biscarrat, era uno di quegli uomini di ferro che non cadono se non che morti.

Ciò non pertanto bisognava finirla. Poteva sopraggiungere una ronda e prendere tutti i combattenti feriti e non feriti, realisti e ministeriali. Athos, Aramis e d'Artagnan, circondarono Biscarrat, e gli intimarono d'arrendersi. Quantunque solo contro tutti, e con un colpo di spada che gli traversava una coscia, Biscarrat voleva far fronte: ma Jussac che si era alzato sul gomito gli gridò d'arrendersi. Biscarrat era un Guascone come d'Artagnan, egli fece il sordo e si contentò di ridere, e fra due parate trovare il tempo di fare un segno per terra colla punta della sua spada:

— Qui, diss'egli, qui morrà Biscarrat, solo di quelli che sono con lui.

— Ma essi sono quattro contro di te: finiscila, io te l'ordino.

— Ah! se tu lo ordini, allora è un'altra cosa, disse Biscarrat, siccome tu sei il mio brigadiere, io debbo obbedire.

E facendo un salto in addietro, spezzò la spada contro il suo ginocchio, e per non renderla, ne gettò i pezzi per disopra al muro del convento, ed incrocio le sue braccia fischiando una canzone ministeriale.

La bravura è sempre rispettata anche fra nemici: i moschettieri salutarono Biscarrat colle loro spade, e le rimisero nel fodero. D'Artagnan fece altrettanto, quindi aiutato da Biscarrat, il solo che fosse rimasto in piedi, portò sotto il portico del convento Jussac, Cabusac e quello fra gli avversari d'Aramis che non era che ferito. Il quarto, come lo abbiamo detto, era morto. Quindi suonarono la campanella, e portando seco quattro spade su cinque, s'incamminarono ebbri di gioia verso il palazzo del sig. de Tréville.