— Sì, de Tréville, sì, disse il re, malinconicamente, ed è cosa ben trista, credetemi, di vedere, in tal modo due partiti in Francia, due teste al regno; ma tutto ciò finirà, de Tréville, tutto ciò finirà. Voi dite dunque che le guardie hanno mossa contesa ai moschettieri?
— Io dico che è probabile che le cose siano andate così, ma io non ne giuro, sire. Voi sapete quanto sia difficile a conoscere la verità, ammeno chè non si sia dotato di quell'ammirabile istinto che fa chiamare Luigi XIII il Giusto...
— E avete ragione, de Tréville; ma essi non erano soli i vostri moschettieri, vi era con loro un ragazzo?
— Sì, sire, e un uomo ferito, dimodochè tre moschettieri del re, fra i quali un ferito, e un ragazzo, non solo hanno tenuto testa a cinque delle più terribili guardie del ministro, ma ancora ne hanno messe quattro a terra.
— Ma questa è una vittoria! gridò il re tutto raggiante, una vittoria completa!
— Sì, sire, tanto completa quanto quella del ponte di Cè.
— Quattro uomini, fra i quali un ferito e un fanciullo, dite voi?
— Un giovinotto appena. Il quale anzi si è condotto così bene in questa occasione, che io mi prenderei la libertà di raccomandarlo a Vostra Maestà.
— Come si chiama?
— D'Artagnan, sire. Questi è figlio di uno dei miei più antichi amici, il figlio di un uomo che ha fatto col re vostro padre, di gloriosa memoria, la guerra dei partigiani.