— E voi dite che si è condotto bene questo giovane? raccontatemi de Tréville; voi sapete che io amo i racconti di guerre e di combattimenti.

E il re Luigi XIII, rialzò con orgoglio i suoi baffi appoggiandosi sull'anca.

— Sire, riprese de Tréville, come ve l'ho detto, il sig. d'Artagnan è quasi un ragazzo; e siccome egli non ha l'onore di essere moschettiere, era in abito di borghese: le guardie del ministro, riconoscendo la sua giovinezza, e di più che non apparteneva al corpo, lo invitarono a ritirarsi prima di dare l'attacco.

— Allora, voi vedete bene, de Tréville, interruppe il re, che sono stati essi che hanno attaccato.

— È giusto, sire; così non vi è più alcun dubbio; essi a lui intimarono di ritirarsi, ma egli era moschettiere di cuore, e tutto per Vostra Maestà: così dunque egli rimase coi sig. moschettieri.

— Bravo il giovane! mormorò il re.

— Infatti, egli dimorò con essi, e Vostra Maestà ha in lui un così forte campione, che fu egli stesso che dette a Jussac quel terribile colpo di spada che mette tanto in collera il ministro.

— Fu lui che ferì Jussac? gridò il re; lui, un fanciullo! questo, de Tréville, è impossibile.

— Eppure è così, come ho l'onore di dire a Vostra Maestà.

— Jussac! una delle migliori lame del regno!