— Ma questo incontro, sire, sorte del tutto dallo condizioni ordinarie del duello; è una rissa, e la prova si è che essi erano cinque guardie del ministro contro i miei tre moschettieri ed il sig. d'Artagnan.
— È giusto, disse il re, ma non importa, de Tréville. Venite pure per la piccola scala.
De Tréville sorrise. Ma siccome era già molto l'avere ottenuto che questo fanciullo si rivoltasse contro il suo maestro, egli salutò rispettosamente il re, e con pieno contento prese congedo da lui.
Fin dalla stessa sera, i tre moschettieri furono avvisati dell'onore che loro accordava il re. Siccome essi conoscevano da lungo tempo il re, non ne furono molto riscaldati, ma d'Artagnan, colla sua immaginazione guascona, vi vide venir la sua fortuna, e passò la notte facendo sogni d'oro. Così dall'ott'ore del mattino egli era presso Athos.
D'Artagnan ritrovò il moschettiere già vestito e pronto a sortire. Siccome non avevano l'appuntamento dal re che a mezzogiorno, egli aveva fatto il progetto con Porthos e Aramis di andare a fare una partita alla palla in un recinto situato vicino alle scuderie del Luxembourg. Athos invitò d'Artagnan a seguirli, e malgrado la sua ignoranza in questo giuoco a cui non aveva mai giuocato, questi accettò, non sapendo che fare del tempo dalle nove ore del mattino, che appena erano, fino al mezzogiorno.
I due moschettieri erano già arrivati e giuocavano assieme.
Athos, che era molto forte in tutti gli esercizi del corpo passò con d'Artagnan dalla parte opposta, e li sfidò. Ma al primo movimento che provò, quantunque giuocasse con la mano sinistra, capì che la sua ferita era ancora troppo recente per permettergli un simile esercizio. D'Artagnan rimase dunque solo, e siccome dichiarò ch'egli era inesperto per sostenere una partita in regola, si continuò soltanto a inviarsi delle palle senza tener conto del giuoco! Ma una di queste palle lanciate dal pugno ercolino di Porthos, passò così da vicino al viso di d'Artagnan, che egli pensò che se invece di passargli da un lato, lo avesse colto in faccia, la sua udienza era perduta, attesochè sarebbe stato probabilmente nell'assoluta impossibilità di presentarsi al re. Ora, siccome da questa udienza, nella sua immaginazione guascona, dipendeva tutto il suo avvenire, egli salutò gentilmente Porthos e Aramis, dichiarando, che egli non riprenderebbe la partita, che allora quando fosse in istato di tener loro testa, e ritornò a prender posto nella galleria vicino alla corda.
Disgraziatamente per d'Artagnan, fra gli spettatori si ritrovava una guardia del ministro, il quale tutto riscaldato ancora dalla sconfitta dei suoi compagni accaduta il giorno innanzi soltanto, si era promesso di afferrare la prima occasione per vendicarla; egli credè dunque che questa occasione fosse venuta, e indirizzandosi al suo vicino:
— Non è da maravigliarsi, disse egli, che questo giovinetto abbia paura di una palla, egli senza dubbio è un alunno dei moschettieri.
D'Artagnan si voltò come se fosse stato morso da un serpente, e guardò fissamente la guardia che aveva detto una così insolente proposizione.