— Ah! voi avete inteso ciò che ho detto, tanto meglio, duca, meglio! disse il re avanzandosi sulla porta. Ah! siete voi, de Tréville, dove sono i vostri moschettieri? io vi ho detto ieri l'altro di condurmeli, perchè non lo avete fatto?
— Essi sono da basso, sire, e col vostro permesso la Chesnaye anderà a dir loro di salire.
— Sì, sì, ch'essi vengano subito; sono in breve le otto, ed io a nove ore aspetto una visita. Andate, signor duca, e ricordatevi sopra tutto di ritornare. Entrate de Tréville.
Il duca salutò, e sortì. Al momento in cui apriva la porta i tre moschettieri e d'Artagnan condotti da la Chesnaye, comparvero sull'alto della scala.
— Venite, miei bravi, disse il re, venite; io ho da sgridarvi.
I moschettieri si avanzarono inchinandosi, d'Artagnan gli seguiva.
— Come diavolo! continuò il re, voi quattro in due giorni avete messo fuori di combattimento sette guardie del ministro! questo è troppo, signori, questo è troppo. Con questi conti, il ministro sarà obbligato di rinnovare la sua compagnia in tre settimane, ed io sarò costretto di fare applicare gli editti in tutto il loro rigore. Uno per accidente, pazienza; ma sette in due giorni, io lo ripeto è troppo, grandemente troppo.
— Perciò, sire, vostra Maestà vede ch'essi vengono, pentiti e contriti per fare le loro scuse.
— Benchè pentiti e contriti, hum! fece il re, io non mi fido delle loro facce ipocrite, vi è particolarmente laggiù una figura da Guascone... venite qui, signore.
D'Artagnan che comprese essere il complimento indirizzato a lui, si avvicinò prendendo l'aspetto il più disperato.