In quanto ad Aramis, egli abitava un piccolo alloggio, composto di un gabinetto, di un salotto da mangiare e di una camera da dormire, la qual camera, situata come il resto dell'appartamento al pian terreno, guardava sopra un piccolo giardino fresco, verde, ombroso e impenetrabile agli occhi de' vicini.

In quanto a d'Artagnan, noi sappiamo come era alloggiato, ed abbiamo già fatta conoscenza col suo lacchè, mastro Planchet.

D'Artagnan che era molto curioso di sua natura, come del resto sono tutte le persone che hanno il genio dell'intrigo, fece tutti gli sforzi per sapere chi erano al vero, Athos, Porthos e Aramis, perchè sotto questi nomi di guerra, ciascuno dei giovani nascondeva il suo nome di gentiluomo; Athos particolarmente, che riconosceva per un gran signore alla distanza di una lega. Si indirizzò adunque a Porthos per essere informato sopra Athos e Aramis, e s'indirizzò ad Aramis, per conoscere Porthos.

Disgraziatamente Porthos stesso nulla sapeva della vita del suo silenzioso camerata che ciò che ne aveva traspirato. Si diceva che egli aveva avute gran disgrazie nei suoi affari amorosi, e che un orribile tradimento aveva avvelenata per sempre la vita di questo galantuomo. In che consisteva questo tradimento? tutti lo ignoravano.

In quanto a Porthos, eccettuato il suo vero nome che il sig. de Tréville soltanto sapeva, come pure quello dei due camerati, la sua vita era facile a conoscersi. Pieno di vanità e di indiscrezione, si vedeva attraverso a lui come attraverso ed un cristallo, la sola cosa che avrebbe potuto far sbagliare l'investigatore sarebbe stata che si fosse creduto tutto quel bene che egli diceva di se stesso.

In quanto ad Aramis, mentre aveva l'aspetto di non avere alcun secreto, era un giovane tutto ripieno di misteri, poco rispondendo alle interrogazioni che a lui si facevano su gli altri, e deludendo quelle che gli si facevano su lui stesso. Un giorno d'Artagnan dopo averlo lungamente interrogato su Porthos, ed avere saputo il rumore che correva sulla buona fortuna del suo moschettiere con una principessa, volle saper pure che cosa doveva credere sulle avventure amorose del suo interlocutore.

— E voi mio caro compagno, gli disse egli, voi che parlate delle baronesse, delle contesse e delle principesse degli altri?

— Perdono, interruppe Aramis, io ho parlato perchè Porthos ne parla egli stesso, perchè egli ha vociferate avanti a me tutte queste belle cose. Ma credetemi bene, mio caro d'Artagnan, che se io le avessi da una altra sorgente o me le avesse confidate egli stesso, egli non avrebbe potuto avere un amico più secreto di me.

— Io non ne dubito, riprese d'Artagnan, ma infine mi sembra che voi pure siate molto familiare con gli stemmi, testimonio ne sia un certo fazzoletto orlato, al quale io debbo l'onore della vostra conoscenza.

Aramis questa volta non s'inquietò, ma prese l'aspetto suo più umile, e rispose affettuosamente.