— Mio caro, non dimenticate lo stato che un giorno voglio abbracciare, e che io fuggo tutte le occasioni mondane. Questo fazzoletto che voi avete veduto non mi era stato confidato, ma era stato dimenticato da uno dei miei amici. Io ho dovuto raccoglierlo per non compromettere lui e la dama che egli ama. In quanto a me io non ho, e non voglio avere amiche, seguendo in ciò l'esempio giudiziosissimo di Athos, che non ne ha più che me.

— Ma che diavolo! voi non siete ancora frate, siete un moschettiere.

— Moschettiere provvisoriamente, come dice il ministro, moschettiere, e contro mia voglia, ma uomo devoto nel fondo del mio cuore: credetemi. Athos e Porthos mi hanno incastrato qua dentro per tenermi occupato; ebbi alcune difficoltà al momento di compiere i miei desiderii, una piccola difficoltà con... ma ciò non vi può interessare, ed io vi faccio perdere un tempo prezioso.

— Niente affatto, ciò anzi m'interessa moltissimo, gridò d'Artagnan, e pel momento non ho cosa alcuna da fare.

— Sì, ma io ho le mie preci da dire, rispose Aramis, quindi alcuni versi da comporre, che mi ha domandato la signora d'Aiguillon; in seguito devo passare nella strada S. Onorato, per comprare del rossetto per la sig. de Chevreuse: voi vedete, mio caro amico, che se voi non avete fretta, io ne ho moltissima.

E Aramis, stese affettuosamente la mano al suo giovane compagno, e prese da lui congedo.

D'Artagnan non potè, per quanta pena si desse, saperne di più su i suoi amici. Egli prese adunque il partito di credere nel presente tutto ciò che si diceva del passato, sperando rivelazioni più sicure e più estese dall'avvenire. Frattanto egli considerò Athos come un Achille, Porthos come un Aiace, e Aramis come un Giuseppe.

Del resto la vita dei quattro giovani era gioconda. Athos giuocava e sempre disgraziatamente. Però egli non domandava mai in prestito un soldo ai suoi amici, quantunque la sua borsa fosse sempre a loro disposizione; e quanto egli aveva giuocato sulla parola, faceva sempre risvegliare il suo creditore a sei ore del mattino per pagargli il suo credito della sera innanzi. Porthos aveva delle sfuriate, quei giorni, se egli guadagnava. Lo si vedeva insolente e splendido; se egli perdeva, scompariva completamente per alcuni giorni, dopo i quali ricompariva col viso smunto e la fisonomia allungata, ma con dei denari in saccoccia. In quanto ad Aramis, egli non giocava mai. Era il più cattivo moschettiere ed il più insulso convitato che si potesse vedere. Egli aveva sempre bisogno di travagliare; qualche volta in mezzo ad un pranzo, quando ciascuno nel trasporto del vino e nel calore della conversazione, credeva che vi fosse ancora qualche ora da restare a tavola, Aramis guardava il suo orologio, si alzava con un grazioso sorriso, e prendeva congedo dalla società, adducendo per scusa di dovere andare da un professore di filosofia per discutere sul valore di alcune sentenze. Altre volte egli ritornava al suo alloggio per scrivere una tesi, e pregava i suoi amici di non distrarlo. Frattanto Athos sorrideva con quel grazioso sorriso melanconico, che tanto siedeva bene sulla sua nobile figura, e Porthos beveva e giurava che Aramis non si sarebbe mai fatto frate.

Planchet, il cameriere di d'Artagnan, sopportò nobilmente la buona fortuna. Egli riceveva trenta soldi il giorno, e per un mese egli ritornava all'alloggio gaio come un piccione e affabile col suo padrone. Quando il vento dell'avversità cominciò a soffiare nell'economia domestica della strada dei Fossoyeurs, vale a dire quando le quaranta doppie del re Luigi XIII furono terminate o poco meno, cominciarono i lamenti che Athos trovava nauseabondi, Porthos indecenti, e Aramis ridicoli. Athos consigliò dunque a d'Artagnan di licenziare il mariuolo. Porthos voleva che prima fosse bastonato, e Aramis pretendeva che un padrone non dovesse ascoltare che i complimenti a lui diretti.

— Ciò vi è ben facile a dire, riprese d'Artagnan, a voi, Athos, che gli proibite di parlare, e che per conseguenza non avete mai degli alterchi con lui: a voi, Porthos, che menate un treno magnifico e che siete un idolo per il vostro cameriere, Mousqueton: a voi finalmente, Aramis, che sempre distratto dai vostri studi filosofici, inspirate un profondo rispetto al vostro servitore Bazin, uomo dolce e affettuoso; ma io che sono senza consistenza e senza risorse, io che non sono ancora nè moschettiere, nè guardia, che dovrò fare per inspirare l'affezione, il terrore o il rispetto a Planchet?