— Credete voi alle apparizioni? domandò Athos a Porthos.

— Io? non credo che a ciò che ho veduto, e siccome non ho mai veduto apparizioni, così non vi credo.

— In ogni caso, uomo o diavolo, corpo od ombra, illusione o realtà, quest'uomo è nato per la mia dannazione, poichè la sua fuga ci fa andare a vuoto un affare superbo, signori, un affare nel quale vi erano cento doppie da guadagnare, e fors'anche più.

— In qual modo? dissero in una volta Porthos e Aramis.

In quanto ad Athos, fedele al suo sistema di mutismo, si contentò d'interrogare d'Artagnan con lo sguardo.

— Planchet, disse d'Artagnan al suo domestico, che passava in questo momento la testa per la porta non ben chiusa cercando di sorprendere qualche brano della conversazione, discendete dal mio proprietario, sig. Bonacieux, ditegli d'inviarci una mezza dozzina di bottiglie di vino di Beaugency; è quello che io preferisco.

— E che! voi avete dunque credito aperto col vostro padrone di casa? domandò Porthos.

— Sì rispose d'Artagnan, da oggi in poi, e state tranquilli, se il suo vino è cattivo noi gli manderemo a cercarne dell'altro.

— Bisogna usare, e non abusare, disse sentenziosamente Aramis.

— Io ho sempre detto che d'Artagnan era la testa forte di noi quattro, fece Athos, che dopo avere emessa questa opinione, alla quale d'Artagnan rispose con un saluto, ricadde subito nel suo consueto silenzio.