— Ma in fine vediamo, che cosa c'è? domandò Porthos.

— Sì, disse Aramis, confidateci tutto, mio caro amico, a meno che l'onore di qualche dama non si trovi interessato in questa confidenza, nel qual caso farete meglio a conservarla per voi.

— Siate tranquilli, rispose d'Artagnan, l'onore di nessuna persona avrà a lamentarsi in ciò che io vi dirò.

E allora egli raccontò parola per parola ai suoi amici tutto ciò che era accaduto fra il suo padron di casa e lui, ed in qual modo l'uomo che aveva rapita la moglie del degno proprietario era lo stesso col quale aveva avuto contesa nell'osteria di Francesco Meunier.

— Il vostro affare non è cattivo, disse Athos, dopo avere gustato il vino da conoscitore, e indicato con un segno di testa che lo trovava buono, e si potrà ricavare da questo bravo uomo una cinquantina o una sessantina di doppie. Ora, resta a sapersi se cinquanta o sessanta doppie valgano la pena di arrischiare quattro teste.

— Ma fate attenzione, gridò d'Artagnan, che vi è una donna in quest'affare, una donna elevata, una donna che si minaccia senza dubbio, che forse si mette a tortura e tutto ciò perchè ella è fedele alla sua padrona.

— State in guardia, d'Artagnan, state in guardia, disse Aramis, voi vi riscaldate un poco troppo, a mio avviso, sulla sorte della signora Bonacieux. La donna è stata sempre la rovina degli uomini, ed è da lei che ci vengono tutte le miserie.

Athos, a questa sentenza d'Aramis aggrottò il sopracciglio, e si morse le labbra.

— Non è punto della signora Bonacieux che m'inquieto, gridò d'Artagnan, ma della regina, che il re abbandona, che il ministro perseguita, e che vede cadere, le une dopo le altre, le teste di tutti i suoi amici.

— Perchè ama ella tutto ciò che noi detestiamo di più a questo mondo, gli Spagnuoli e gl'Inglesi?