— La Spagna è la sua patria, rispose d'Artagnan, ed è cosa semplicissima che ella ami gli Spagnuoli, che sono figli della stessa sua terra. In quanto al secondo rimprovero che voi le fate, ho inteso dire che ella amava, non già gl'inglesi, ma un Inglese.

— Eh in fede mia, disse Athos, bisogna convenire che questo Inglese è ben degno di essere amato. Io non ho mai veduto un aspetto più grande del suo.

— Senza contare che nessuno si sa abbigliare come lui, disse Porthos. Io era al Louvre il giorno in cui ha seminate le sue perle, e per bacco! io ne ho raccolte due che ho vendute dieci doppie l'una. E tu, Aramis, lo conosci tu?

— Tanto bene quanto voi, signori, perchè io era uno di quelli che lo hanno arrestato nel giardino d'Amiens, ove mi aveva introdotto il sig. de Putange, lo scudiere della regina. Io era al seminario in quell'epoca, e l'avventura mi parve crudele pel re.

— Cosa che non m'impedirebbe, disse d'Artagnan, se io sapessi dov'è il duca di Buckingham, di prenderlo per la mano, e di condurlo vicino alla regina, e non fosse altro che per fare arrabbiare il ministro, poichè il nostro vero, il nostro solo, eterno nemico, signori, è il ministro, e se possiamo ritrovare il modo di giuocargli un qualche giuoco crudele, vi confesso che vi impegnerei volentieri la mia testa.

— E, riprese Athos, il merciaio vi ha detto, d'Artagnan, che la regina temeva che si fosse fatto venire Buckingham sotto un falso avviso?

— Ella ne ha paura.

— Aspettate dunque, disse Aramis.

— Che cosa? domandò Porthos.

— Continuate pure. Io cerco a richiamarmi alcune circostanze.