— Ecco signore, ii caso ha fatto che io incontrassi nelle mie peregrinazioni uno Spagnuolo che aveva veduti molti paesi, e fra gli altri il nuovo mondo.

— Che cosa ci ha che fare il nuovo mondo con le bottiglie che sono su questo segreter e su questo comodino?

— Pazienza, signore, ciascheduna cosa verrà a suo tempo.

— È giusto, Mousqueton, io sono del vostro avviso, e ascolto.

— Questo Spagnuolo avea al suo servizio un lacchè, che lo aveva accompagnato in un suo viaggio al Messico. Questo lacchè era mio compatriota, dimodochè noi legammo amicizia tanto più rapidamente in quantochè vi era molta analogia fra i nostri caratteri. Noi amavamo entrambi particolarmente la caccia, dimodochè egli mi raccontava in che maniera nelle pianure di Pampas, gli indigeni del paese davano la caccia alle tigri ed ai torretti con dei semplici nodi scorsoi, che gettavano al collo di questi terribili animali. Sulle prime, io non voleva credere che si potesse giungere a questo grado di destrezza, di gettare a venti o trenta passi l'estremità di una corda ove si vuole, ma dopo la pruova, bisognò ben riconoscere la verità del racconto. Il mio amico situava una bottiglia a trenta passi, e a ciaschedun colpo egli prendeva il collo nel nodo scorsoio. Io mi abbandonai a questo esercizio, e siccome la natura mi ha dotato di certe facoltà, oggi io getto il laccio tanto bene quanto un uomo del mondo nuovo. Ebbene! capite voi ora? il nostro albergatore ha una cantina molto ben guernita, ma non ne lascia mai la chiave; questa cantina ha soltanto uno spiraglio, ora, da questo spiraglio, io getto il laccio, e siccome so adesso dov'è l'angolo buono, vi do la caccia. Ecco, signore, in che modo il nuovo mondo si trova in rapporto con le bottiglie che sono su questo marmo e sul secreter. Ora, volete voi gustare il nostro vino? e senza prevenzione, ci direte ciò che ne pensate.

— Grazie, amico mio, grazie; disgraziatamente ho fatto colezione in questo momento.

— Ebbene! disse Porthos, prepara la tavola, Mousqueton, e mentre noi faremo colezione, d'Artagnan ci racconterà ciò che gli è accaduto nei dieci giorni da che ci siamo lasciati.

— Volentieri disse d'Artagnan.

Nel mentre che Porthos e Mousqueton facevano colezione da convalescenti, con quella cordialità che riavvicina gli uomini nelle disgrazie, d'Artagnan raccontò in che modo Aramis ferito era stato obbligato di fermarsi a Creve-Coeur, come aveva lasciato Athos battersi in Amiens, fra le mani di quattro uomini che lo accusarono essere un falso monetario, ed in che modo, egli stesso, era stato obbligato di passare sul ventre del conte de Wardes per giungere fino in Inghilterra.

Ma là si fermò la confidenza di d'Artagnan; egli annunziò soltanto che al suo ritorno dalla Gran Brettagna aveva condotto seco quattro magnifici cavalli, dei quali uno era per lui, e un altro per ciascuno dei suoi compagni; quindi terminò annunziando a Porthos che quello che gli era destinato era già insellato nella scuderia dell'albergatore.