— Un giglio, disse Athos. Ella era bollata.
E Athos vuotò di un sol fiato il bicchiere che teneva in mano.
— Che orrore! gridò d'Artagnan, che cosa mi dite mai!
— La verità, mio caro. L'angiolo era un demonio; la povera giovinetta era una ladra.
— E che cosa fece il conte?
— Il conte era un gran signore, nelle sue terre egli aveva il diritto di alta e bassa giustizia, terminò di stracciare gli abiti della contessa, le legò dietro al dorso le mani, e la impiccò ad un albero.
— Cielo! Athos un omicidio! gridò d'Artagnan.
— Sì, un omicidio, niente di più, disse Athos pallido come la morte. Ma, mi si lascia mancare di vino, a quanto sembra.
E afferrò il collo dell'ultima delle bottiglie che rimaneva piena, l'avvicinò alla sua bocca e la vuotò in un fiato come avrebbe fatto di un bicchiere ordinario.
Lasciò quindi cadersi la testa sulle mani; d'Artagnan rimase davanti a lui compreso di spavento.