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CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO XVI.

Il re tutto contento s'informò se il ministro era ancora al Louvre, gli fu risposto che sua Eccellenza aspettava gli ordini di Sua Maestà nel gabinetto di lavoro.

Il re si portò subito da lui.

— Prendete, duca, gli disse, voi avevate ragione, e sono io che aveva il torto, tutto lo intrigo è politico, ed in questa lettera non si tratta menomamente di amore. Al contrario, si parla molto di voi.

Il ministro prese la lettera e la lesse con la più grande attenzione; quindi, quando fu al termine, la rilesse una seconda volta.

— Ebbene! Vostra Maestà, disse egli, vede fin dove giungono i miei nemici. Voi siete minacciato da due guerre se non mi dimettete. Nel vostro posto in verità, sire, io cederei a così potenti istanze, e dal canto mio io mi ritirerei dagli affari riguardandolo come una vera fortuna.

— E che cosa dite voi dunque, duca?