— Pranziamo dunque, disse Porthos; poichè la seconda portata si raffredda.

E i quattro amici, oramai più tranquilli sul loro avvenire, fecero onore al pranzo, di cui furono abbandonati gli avanzi ai signori Mousqueton, Bazin, Planchet e Grimaud.

Giungendo a Parigi, d'Artagnan ritrovò una lettera del signor des Essarts che lo preveniva, che era ferma risoluzione di Sua Maestà di aprire la campagna il primo di maggio, e che dovesse preparare incontanente i suoi equipaggi.

Corse subito da' suoi camerati, che aveva lasciati da una mezz'ora, e che ritrovò molto tristi, o per meglio dire preoccupati. Essi tenevano consiglio presso Athos, cosa che indicava sempre una circostanza di qualche entità.

Infatti, essi avevano ricevuto, ciascuno al loro domicilio, una lettera simile dal signor de Tréville.

I quattro filosofi si guardarono pieni di meraviglia; il signor de Tréville non scherzava sotto il rapporto della disciplina militare.

— E quanto stimate voi che costino questi equipaggi? disse d'Artagnan.

— Oh! non vi è niente che dire; riprese Aramis, noi abbiamo fatto i conti con una lesina di Spartani, ci abbisogna almeno mille e cinquecento lire per ciascheduno.

— Quattro volte mille e cinquecento, fanno sei mila lire, disse Athos.

— A me sembra, disse d'Artagnan che, mille lire per ciascuno dovrebbero bastare. È vero che io non parlo da lesinante, ma da procuratore...