— Sì, va.

— Che tutte le benedizioni del cielo cadano sul mio signore, ma non per questo è men vero che quella lettera...

E Planchet si ritirò scuotendo la testa con un dubbio che la liberalità di d'Artagnan non era giunto a scancellare.

Rimasto solo, d'Artagnan lesse e rilesse il suo biglietto, quindi baciò e ribaciò venti volte quelle lettere tracciate dalla mano della bella amica. Finalmente andò in letto, si addormì, e fece dei sogni di oro.

A sette ore del mattino, si alzò e chiamò Planchet, che, al secondo appello, aprì la porta, col viso ancora mal rassicurato dalle inquietudini della sera innanzi.

— Planchet, gli disse d'Artagnan, io sorto forse per tutta la giornata; tu dunque sei libero fino alle sette della sera, ma a sette ore di sera tienti pronto con i due cavalli.

— Va bene! disse Planchet, sembra che noi dobbiamo andarci a fare sbucare la pelle in più luoghi.

— Tu prenderai il tuo moschetto e le tue pistole.

— Ebbene, che diceva io? gridò Planchet. Io ne era sicuro; maledetta quella lettera!

— Tranquillizzati adunque, imbecille; si tratta semplicemente di una partita di piacere.