— Ma finalmente che cosa è quello che dovremo fare? disse il giovine.

— Il fatto è che non si può restar così con una spada continuamente sospesa al di sopra della testa, disse Athos, e che bisogna uscire da questa situazione.

— Ma in che modo.

— Ascoltate; cercate di raggiungerla e di avere una spiegazione con lei. Ditele: la pace, o la guerra! sulla mia parola da gentiluomo di non dire giammai cosa alcuna, nè fare cosa alcuna contra di voi. Dal canto vostro, giuramento solenne di restar neutra a mio riguardo; altrimenti, io andrò a ritrovare il cancelliere, andrò a ritrovare il re, andrò a ritrovare il boia; metterò sossopra la corte contro di voi, io vi denunzierò come infame: vi farò mettere sotto processo, e se voi sarete assoluta, ebbene io vi ucciderò, fede da gentiluomo, all'angolo di qualche strada, come ucciderei un cane arrabbiato.

— Mi piace assai questo piano, disse d'Artagnan; ma come potrò metterlo ad esecuzione!

— Il tempo porta seco l'occasione; l'occasione è la martingala dell'uomo: più s'impegna, e più si vince, quando si sa aspettare.

— Sì, ma aspettare circondato da assassini e da avvelenatori...

— Bah! disse Athos, Dio ci ha conservati fin qui, Dio ci conserverà pure per l'avvenire.

— Sì, noi... poi altronde siamo uomini, e alla fine, è del nostro stato l'arrischiare la nostra vita; ma, ma essa... soggiunse egli a mezza voce.

— Chi è quest'essa? domandò Athos.