— È giusto: non per i lacchè, riprese Aramis, ma per il padrone, ed anche per i padroni. I nostri lacchè ci sono essi abbastanza affezionati per arrischiare la loro vita per noi? no.
— In fede mia, disse d'Artagnan, io risponderei quasi di Planchet.
— Ebbene! mio caro amico, aggiungete alla sua affezione naturale, una buona somma che gli procuri qualche vantaggio, e allora, invece di rispondere una volta, ne risponderete due.
— Eh! buon Dio, voi sarete ingannati in egual modo, disse Athos, che era ottimista quando si trattava di cose, e pessimista quando si trattava di uomini; essi prometteranno tutto per aver del danaro, e per la via la paura impedirà loro di agire. Una volta presi, saranno torturati, e confesseranno. Che diavolo! non siamo già ragazzi! Per andare in Inghilterra, Athos abbassò la voce, bisogna attraversare tutta la Francia, seminata di spie e di creature del ministro; bisogna ritrovare un passaggio per imbarcarsi; bisogna sapere l'inglese per chiedere gl'indirizzi a Londra. Ritenete che io vedo la cosa ben difficile.
— Ma niente affatto, disse d'Artagnan a cui premeva moltissimo che la cosa si effettuasse; io vedo al contrario tutto facile. Non fa d'uopo di dire, per bacco! che se si scrive a lord Winter cose al disopra dei nostri affari, degli orrori del ministro...
— Più basso, disse Athos:
— Degli intrighi, e dei segreti di stato, continuò d'Artagnan, uniformandosi alla ricevuta raccomandazione, non fa mestieri di dire che allora saremo tutti arruotati vivi; ma perdinci! non dimenticate, come voi stesso lo avete detto, Athos, che noi gli scriviamo col solo fine di mettere, fin dal suo arrivo a Londra, milady fuori della possibilità di nuocerci. Io gli scriverò dunque presso a poco in questi termini.
— Sentiamo, disse Aramis prendendo in antecedenza un aspetto di critico.
— «Signore e amico caro...»
— Ah! sì, amico caro, ad un Inglese! interruppe Athos. Bene incominciato! bravo d'Artagnan! basta questa sola parola per essere squartato, invece di arruotato.