Il lacchè sortì.

D'Artagnan gettò uno sguardo curioso sopra milady: ella era pallida e aveva gli occhi affaticati, sia dalla veglia, sia dalle lagrime. Si era a bella posta diminuito il numero dei lumi, e pure milady non potè nascondere le tracce della febbre che da due giorni la divorava.

D'Artagnan si avvicinò a lei colla consueta sua galanteria; ella fece allora uno sforzo straordinario per riceverlo, ma giammai fisonomia più sconvolta non smentì maggiormente un sorriso amabile.

Alle domande che d'Artagnan le fece sulla sua salute:

— Cattiva, rispose ella; cattivissima.

— Ma allora, disse d'Artagnan, io riesco indiscreto; voi dunque avete bisogno senza dubbio di riposo, io mi ritiro.

— No, disse milady, al contrario, restate, sig. d'Artagnan; la vostra amabile compagnia mi distrarrà.

Ella non è mai stata così attraente, pensò d'Artagnan: diffidiamone.

Milady prese l'aspetto più affettuoso che potesse prendere, e dette tutte le attrattive possibili al discorso. Nello stesso tempo quella febbre che l'aveva un istante abbandonata ritornava a rendere lo splendore ai suoi occhi, il colorito alle sue guance, il carminio alle sue labbra. D'Artagnan ritrovò la Circe che lo aveva già avvolto nel suo incantesimo. Milady sorrideva, e d'Artagnan sentiva che avrebbe data la sua vita per quel sorriso.

Vi fu perfino un momento in cui egli provò un pentimento che si accostava al rimorso per tutto ciò che le aveva fatto.