Si mise ad un tavolino, e scrisse poche parole che sigillò con un anello, e consegnò il biglietto a Ketty.

— Ora, fanciulla mia, disse d'Artagnan, tu sai che qui non fa più bel tempo per te che per noi. Così separiamoci. Ci rivedremo in tempi migliori.

— Ed in qualunque tempo noi ci ritroveremo in qualunque luogo che sia, disse Ketty, voi mi troverete che vi amerò come vi amo adesso.

— Giuramento da giocatore, disse Athos nel tempo che d'Artagnan andava ad accompagnare Ketty per le scale.

Un istante dopo i tre amici si separarono, fissando l'appuntamento per le quattro presso di Athos, e lasciando Planchet per guardare la casa.

Aramis rientrò in casa, e Athos e d'Artagnan si occuparono a collocare il zaffiro.

Come lo aveva preveduto il Guascone, furono facilmente ritrovate trecento doppie sull'anello; di più, l'Ebreo annunziò loro che, se volevano venderlo, siccome ne farebbe uno simile per un paio d'orecchini, offriva fino a cinquecento doppie.

Athos e Aramis, coll'attività di due soldati, e la sicurezza di due conoscitori, impiegarono appena tre ore a comprare il loro intero equipaggio. D'altronde Athos era facile ad accomodarsi e gran signore fino all'estremità delle unghie, ogni qualvolta una cosa conveniva, pagava il prezzo domandato, senza neppure tentare di togliere niente. D'Artagnan voleva tentare di fargli delle osservazioni, ma Athos gli metteva la mano sulla spalla sorridendo, e d'Artagnan capiva che era bene per lui piccolo gentiluomo Guascone lo stare a mercanteggiare, ma non per un uomo che aveva le maniere di un principe.

Il moschettiere trovò un superbo cavallo andaluso, nero come l'ebano, colle narici di fuoco, colle gambe fine ed eleganti, e che aveva appena sei anni. Egli lo esaminò, lo ritrovò senza difetti. Gli domandarono mille lire. Forse lo avrebbero potuto avere per meno, ma nel tempo che d'Artagnan discuteva sul prezzo col mezzano, Athos contava le cento doppie sulla tavola.

Grimaud ebbe un cavallo piccardo, grosso e forte, e costò trecento lire.