— Ciò non impedisce, aggiunse milady addolcendo il suo sorriso in modo tale da dargli un'espressione angelica, che io sia sola e perseguitata.

— Ascoltate, disse la novizia, bisogna avere una viva speranza nel cielo; vedete voi, viene sempre il momento in cui il bene che si è fatto perora la vostra causa davanti a Dio, e osservate, forse questa è una fortuna per voi, per quanto io sia umile e senza potere, l'avermi qui incontrata, poichè se io esco di qui, posso avere qualche amico possente che dopo essersi messo in campagna per me, potrà mettersi pure in campagna per voi.

— Oh! quando io ho detto di esser sola, disse milady sperando di far parlare la novizia, parlando essa stessa, non è già che io non abbia pure qualche conoscenza di alto bordo; ma queste conoscenze tremano avanti al ministro. La regina stessa non osa sostenere la lotta contro il terribile ministro, ed io ho la pruova che Sua Maestà, ad onta del suo cuore eccellente, è stata costretta più di una volta di abbandonare alla collera di sua Eccellenza le persone che l'avevano servita.

— Credetemi, signora, la regina può far sembiante di abbandonare qualcuno, ma non bisogna credere alle apparenze; più le persone a lei devote sono perseguitate, e più ella pensa ad esse; e spesso, nel momento in cui esse credono che ella meno pensi a loro, hanno la pruova di un buon ricordo.

— Ah! disse milady, lo credo, la regina è così buona.

— Oh! voi dunque la conoscete questa bella e nobile regina, poichè ne parlate in tal guisa? gridò la novizia con entusiasmo.

— Cioè, riprese milady respinta nelle sue trincee, io non ho l'onore di conoscerla personalmente, ma conosco un buon numero dei suoi amici i più intimi. Io conosco il signor de Putange, ho conosciuto in Inghilterra il signor Dujart; conosco il signor de Tréville.

— Il signor de Tréville? gridò là novizia, voi conoscete il signor de Tréville?

— Sì, perfettamente, ed anche molto.

— Il capitano dei moschettieri del re?