— Io credo tutto, disse Athos mordendosi le labbra fino al sangue.
— D'Artagnan, d'Artagnan, gridò la signora Bonacieux, ove sei tu? non mi lasciare, tu vedi bene che io muoio!.
D'Artagnan lasciò le mani di Athos e corse ad essa.
Il suo viso, così bello, era tutto sconvolto, i suoi occhi vitrei non avevano più lo sguardo, un tremito convulsivo agitava tutto il suo corpo, il sudore grondava dalla sua fronte.
— In nome del Cielo, correte, chiamate Porthos, Aramis, chiamate soccorso!
— Inutile, disse Athos, inutile, il veleno che essa versa non ha contravveleno.
— Si, sì, soccorso! soccorso! mormorava la sig. Bonacieux; soccorso!
Poi, riunendo tutte le sue forze, prese la testa del giovane moschettiere fra le sue mani, la guardò un istante, come se l'anima sua fosse passata per quello sguardo, e, con un grido, singhiozzando, appoggiò le sue labbra su quelle dell'amico.
— Costanza! Costanza! gridò d'Artagnan.
Un sospiro sfuggì dalla bocca della signora Bonacieux, sfiorando quella di d'Artagnan; questo sospiro era quello di quell'anima così casta e così innamorata, che saliva al cielo.