L'uomo che Athos era venuto a cercare, e che aveva ritrovato con tanta pena, lo fece entrare in un laboratorio, in cui era occupato al legare con dei fili di ferro le ossa di uno scheletro. Tutto il corpo era già legato, la sola testa stava sopra la tavola.

Tutto il resto del mobilio indicava che quest'uomo si occupava di scienze naturali; vi erano dei vasi di vetro pieni di serpenti, coi loro bigliettini indicanti le specie; delle lucertole diseccate, risplendenti come gli smeraldi, e attaccate sopra una tavola nera. Finalmente dei fasci di erbe selvatiche, odorifere, e senza dubbio dotate di virtù sconosciute al volgare degli uomini, erano attaccati al soffitto, e discendevano negli angoli dell'appartamento.

Del resto nessun individuo di famiglia, nessun servitore: l'uomo di alta statura abitava solo in quella casa.

Athos gettò un colpo d'occhio freddo ed indifferente su tutti gli oggetti che abbiamo descritti, e dopo l'invito di quello che era andato a ritrovare, si assise vicino a lui.

Allora gli spiegò la causa della sua visita ed il servigio che reclamava: ma appena egli ebbe esposta la sua domanda, che lo sconosciuto, che era rimasto in piedi davanti al moschettiere rinculò pel terrore e si rifiutò. Allora Athos cavò di saccoccia un piccolo pezzo di carta su cui erano scritte due righe, accompagnate da una firma e da un sigillo, e lo presentò a quello che dava troppo prematuramente dei segni di ripugnanza. L'uomo dall'alta statura, appena ebbe lette le due linee, vista la sottoscrizione, e riconosciuto il sigillo, s'inchinò in segno di non avere altra obbiezione a fare, e di essere pronto ad obbedirlo.

Athos non chiese di più, si alzò, uscì, riprese andandosene, la strada che aveva fatta nel venire, rientrò nell'albergo, e si chiuse nella sua camera.

Alla punta del giorno d'Artagnan entrò da lui, e gli chiese che cosa si doveva fare.

— Aspettare, rispose Athos.

Alcuni istanti dopo, la superiora del monastero fece prevenire i moschettieri che i funerali della vittima di milady avrebbero avuto luogo nel mezzogiorno. In quanto alla avvelenatrice, non se ne erano ricevute notizie, soltanto ch'essa aveva dovuto fuggire dal giardino, nella sabbia del quale si erano riconosciute le impronte dei piedi di milady, e del quale si era ritrovata la porta chiusa: quanto alla chiave, era scomparsa.

All'ora indicata, lord de Winter ed i quattro amici si portarono al convento; le campane suonavano a tutta tratta, la cappella era aperta, la sola gelosia del coro era chiusa. Il corpo era esposto nel mezzo del coro, vestito degli abiti di novizia. Da ciascun lato di esso, e dietro le gelosie che comunicavano col convento, era tutta la comunità delle Carmelitane che di là ascoltava l'ufficio divino, e univa il suo canto al canto dei preti, senza vedere i profani e senza essere veduta.